Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

“Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13). Il sale insipido è ancora comune nei paesi orientali. È un tipo di sale definito “impuro”, cioè non salato, che in modo naturale si mescola a sostanze vegetali o con il terreno. Non utilizzabile in cucina, viene usato per sistemare i sentieri e strade, mescolato con la ghiaia. Buon giorno, mister Gallo, Chissà perché ti è venuta in mente la citazione evangelica e la piccola lezione sul sale insipido. E lui incalza: “Ascolta e impara. Ricordi il profeta Malachia che cita la “liscivia dei lavandai” (Ml 3, 2)?” La liscivia è un ottimo detersivo naturale, oggi diremmo “ecologico”, per il bucato e altre pulizie di casa. Si ricava dalla cenere di legno bruciato con un procedimento semplice. Si fa bollire la cenere in acqua per circa tre ore. Il liquido grigio, poi, viene filtrato più volte e così si ottiene la liscivia. Il primo sapone, sappilo, è stato ottenuto mischiando liscivia con olio di oliva o grasso animale. “Grazie per la seconda lezione. C'è altro?” Il Gallo finalmente tace. Mi si accendono in successione tre lampadine. La prima: i discepoli di Gesù sono il sale della terra. Il sapore è Lui. Sono i Vescovi e i laici, chiamati da Papa Francesco da tutto il mondo, per riflettere, pregare e discutere sulla responsabilità della Chiesa per gli abusi sessuali verso i minori. Il sale insipido si butta via per strada e verrà calpestato dagli uomini. La seconda: la liscivia che si ricava dalle ceneri purifica e rende pulito il bucato dell'anima. La Quaresima è vicina e pure “Le Ceneri”. La terza: i ragazzi e i giovani, il nostro domani. “L'educazione all'amore, agli affetti, alla corporeità e alla sessualità come dono di sé” (Erio Castellucci, Lettera alla città, 2019), è dovere primario della Chiesa verso i giovani, se si vuole comunicare con loro. Come fa la madre con i figli. Dal sale cristiano dell'educazione deriva il sapore della gioia cristiana, l'immacolato splendore della giovinezza che ci affascina. Ed ora te ne racconto una, Gallo sapientone. Il giorno del bucato a casa mia era un giorno di festa. Non per mia madre che preparava la liscivia e faceva il bucato sul terrazzo, dove stendeva i panni di una famiglia numerosa. (Lo so cos'è la liscivia, amico mio: il detersivo più comune del dopoguerra). Ma era festa per noi ragazzi. La gioia scattava all'ordine perentorio, che arrivava verso le 9 del mattino: “Tutti fuori, a giocare”. Il terrazzo era requisito, e noi potevamo correre fuori di casa, liberi, a piedi nudi, sulle strade bianche, lastricate e lisce, baciate dal sole. Che meraviglia l'innocenza.

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«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»
Il Vangelo ci propone oggi la rinuncia alla vendetta e alla violenza. Al loro posto, Gesù impone ai suoi discepoli il principio della non resistenza al male e il comandamento dell’amore dei propri nemici. È come se ci dicesse: non si trionfa sul male con il male; non si trionfa sulla violenza con la violenza. Il male e la violenza sono vinti quando li si lascia dissolvere, senza rilanciarli con una risposta analoga. L’odio non può essere distrutto che dall’amore che lo subisce gratuitamente. Non è vero che noi non possiamo evitare, a queste parole, un movimento di rifiuto? Non hanno l’apparenza della follia, abituati come siamo a vedere trionfare il potere e l’aggressività dei forti, mentre il male si accanisce sui deboli e i disarmati? Questi ordini non sarebbero il frutto delle divagazioni di un sognatore che non ha l’esperienza della crudeltà spietata del nostro mondo? Di Gesù si può dire qualsiasi cosa, tranne che non abbia conosciuto la cattiveria. Egli ha conosciuto bene che cosa voleva dire essere detestato, spogliato, percosso e ucciso. In realtà, è il solo uomo che può dire quello che noi abbiamo appena ascoltato senza la più piccola leggerezza, perché in lui, e in lui solo, queste parole furono verità. Egli ha amato coloro che lo odiavano, ha dato più di quanto non gli fosse stato tolto, egli ha benedetto coloro che lo maledicevano. Solo così questa condotta viene giustificata. Non è il prodotto di una saggezza profana, che implicherebbe una irresponsabilità criminale. Non è qui un politico o sociologo di questo mondo che parla. Colui che parla ha superato il male attraverso la sofferenza. Ed è per questo che la sola giustificazione possibile di questi comandamenti di Gesù è la sua croce. Solo colui che dice “sì” alla croce di Cristo può obbedire a tali precetti e trovare nell’obbedienza il compimento della promessa contenuta in essi: il bene trionfa sul male attraverso l’amore.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,27-38)

«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso»
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
E’ una mattina indaffarata. Ci sono scadenze da rispettare, incontri da preparare, alcuni malati da andare a visitare. Mi alzo prima del solito per avere un po’ di pace davanti alla Parola. Leggo con calma questo bellissimo brano di Luca e mi torna alla mente la riunione dell’altra sera con un gruppo di genitori. Si parlava di Cresima, della Confermazione della fede, del cammino necessario per prepararsi a questo Sacramento e quanto sia importante che le famiglie sostengano i ragazzi alle soglie dell’adolescenza in questo percorso. Dal gruppo dei genitori si alza un papà visibilmente scocciato e mi dice: “Con mio figlio non bestemmio, lavoro dalla mattina alla sera, mi guadagno da vivere senza rubare e senza ammazzare, questa è la migliore testimonianza! Altro che tante storie…”. Una catechista è saggiamente intervenuta ricordando l’importanza della Messa domenicale, la catechesi, la preghiera… Mentre ascoltavo il dibattito tra il papà e la catechista mi è venuto spontaneo chiedermi dove sta la differenza cristiana. Dove nella nostra vita quotidiana c’è quella trasparenza di Vangelo che fa emergere il “di più” della fede? Oggi la Parola ci dà uno scossone tremendo. Non basta vivere da persone buone e brave che rispettano le regole, non basta non trasgredire o non provocare. Il Rabbì ci chiama a un “di più”. La vita del discepolo non può accontentarsi di un buonismo annacquato e insipido, ma deve ricercare il coraggio della santità, il brivido del paradosso, la logica spiazzante del Vangelo. Gesù - per chi ancora non l’avesse capito - è un Rabbì che non si accontenta. Non si accontenta della logica accomodante della reciprocità, ma chiede ai suoi discepoli di giocarsi nella logica della gratuità che anticipa, che spiazza, che interpella. Non si accontenta della giustizia del mondo, ma ne propone una nuova che ha come unica misura la smisurata passione d’amore del Padre: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”. Coraggio, cari amici! Siamo chiamati ad un amore folle come quello del Padre, un amore ostinato, gratuito, libero. Un amore che non si aspetta nulla. Un amore che fa perdere gli equilibri e sbilancia il cuore in quella meravigliosa patologia che si chiama passione!

don Roberto Seregni
Gesù, tu sei il più grande conoscitore dell'animo umano, ma la tua è una conoscenza che affonda le radici nel cuore. Per questo hai potuto immergerti in ogni situazione anche di peccato restituendo all'altro la sua dignità di uomo, di figlio di Dio. È ad imitarti a questo che mi solleciti quando mi additi la via della misericordia e dell'amore. Aiutami a non lasciar cadere nel vuoto i tuoi insegnamenti.
Dura la parola di Gesù oggi, che mi mette innanzi alla mia incapacità di perdonare, e mi appare come un macigno, scaraventato nelle zone più oscure del mio cuore, lì dove è l'odio, l'astio ed il rancore, e la sete di vendetta per i torti subiti. Sono davvero incapace di accogliere chi mi ha offeso, soprattutto quando le ferite sanguinano ancora. Mi rendo conto però, d'essere stato anch'io causa di sofferenza. La conclusione, allora? Tanto male inferto e ricevuto!

Disegno di Sergio Toppi

Cercare le consolazioni degli uomini con il lamentarsi, con il dire a tutti le nostre pene, non consola niente...invece la consolazione ha da essere nell'anima, nel cuore, e cioè dobbiamo sentire la grazia di Dio aumentata...: sempre il Consolatore divino. (AP 1959, p.100).

«‘Padre, io … io non me la sento di fare così!’ – ‘Ma, se non te la senti, è un problema tuo, ma il cammino cristiano è questo!’. Questo è il cammino che Gesù ci insegna. ‘E cosa devo sperare?’. Andate sulla strada di Gesù, che è la misericordia; siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Soltanto con un cuore misericordioso potremo fare tutto quello che il Signore ci consiglia. Fino alla fine. La vita cristiana non è una vita autoreferenziale; è una vita che esce da se stessa per darsi agli altri. E’ un dono, è amore, e l’amore non torna su se stesso, non è egoista: si dà”».

Cappella Domus Sanctae Marthae - 11 settembre 2014

Assomigliava a un gigante, il suo papà: aveva le mani grosse, il collo grosso e una bocca immensa. E la bambina lo temeva. Un giorno, la nonna, in occasione del compleanno del papà, le aveva consigliato di regalargli un puntaspilli, ritagliato in un pezzo di seta color giallo oro. La bambina cucì, ma non sapeva come imbottirlo. Andò allora nella camera da letto dei genitori e vide tanti foglietti di carta sul comodino da notte. Li prese, li accartocciò e con essi riempì il puntaspilli. La sera, il babbo cercò i foglietti con i suoi appunti e, non trovandoli, cominciò ad alzare la voce. La mamma chiese alla bimba se ne sapesse qualcosa: Sì, mamma, li ho presi io perché mi servivano per il regalo al papà. Ma bene! - esclamò il babbo, e rivolgendosi alla bambina: - Tu, per castigo, vai subito a letto; e tu, prendimi subito quegli appunti! - disse alla moglie. Ma perché mai Gesù ha fatto i papà? - diceva tra sé e sé la bambina, singhiozzando al buio, nel suo lettino. L'indomani la mamma e la nonna dovettero recarsi da una zia ammalata, e la bimba venne affidata alla persona di servizio.. Cerca di dormire e di fare la buona le disse la domestica al momento di metterla a letto. La bimba si addormentò, ma poi ad un tratto gridò: Mamma, mamma! - e si risvegliò impaurita. Cos'hai?,- le chiese il babbo che era accorso. Voglio la mamma, la mia mamma! Il babbo l'accarezzò, la sollevò tra le sue braccia e la portò nel letto grande. La coprì e si distese accanto a lei. La bambina mise i suoi piedini gelati nelle grandi mani del babbo, si abbracciò forte forte al suo collo, e poggiò la sua testina sul petto del gigante. Non aveva più paura... Il babbo ormai dormiva e lei pensava: Povero il mio papà, il mio gigante che tutti i giorni deve lavorare e che è sempre tanto stanco:.. e io che ho sciupato i suoi fogli. E mandò un lungo sospiro simile ad un singhiozzo. Che c'è, tesoro, sogni ancora? chiese il papà. Oh, no, papà! È così bello sentire il tuo cuore battere! Ed è la prima volta che io lo sento! E sono tanto felice!
Katherine Mansfield

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