La comunicazione dalle origini ad oggi

di ERIO CASTELLUCCI*

Cominciamo da Adamo ed Eva, per arrivare velocemente ad oggi. Per quanto ne sappiamo, l’uomo di Neanderthal, vissuto tra i 200.000 e i 40.000 anni fa, comunicava attraverso dei suoni inarticolati, che tendevano a riprodurre dei rumori naturali; è l’epoca definita della “oralità primaria”, ossia della comunicazione verbale diretta. Ma già verso la fine dell’epoca di Neanderthal e all’inizio dell’epoca successiva, quella dell’uomo di Cro-Magnon, si usavano anche i simboli disegnati sulla roccia – le cosiddette pitture rupestri – e quindi si comunicava non solo attraverso i suoni verbali ma anche attraverso i segni scritti. Entrambi usavano poi in gran parte il linguaggio non verbale – gesti delle mani, espressioni del viso, ecc. – che rappresenta da sempre la parte più consistente del linguaggio umano, anche oggi.

La storia nacque con la scrittura. Quando l’essere umano cominciò a registrare il sapere su tavolette, papiri, pergamene, codici e carta, si verificò un salto di qualità nella civiltà. Fu possibile da allora accumulare una quantità enorme di dati e trasmetterli facilmente alle nuove generazioni, creando una sorta di “memoria” collettiva disponibile negli scaffali. Ma la cultura era ancora riservata a pochi, perché gli scritti rimanevano chiusi nelle grandi biblioteche.

L’invenzione della stampa, a metà del XV secolo, accrebbe in modo prima impensabile la diffusione del sapere. La macchina era infinitamente più efficiente e produttiva degli amanuensi. La comunicazione diventò “pubblicazione” e creò gradualmente unità linguistica e culturale. Un numero sempre maggiore di persone potevano accedere e contribuire alla cultura scientifica e umanistica.

L’invenzione della fotografia nel 1839 e poi della cinematografia alcuni decenni dopo, riportarono in primo piano l’immagine, associata poi alla parola con il cinema sonoro, dal 1927. La nascita e la diffusione della radio, del telefono e della televisione rese domestico e popolare l’accesso all’informazione e la trasmissione dei dati. Il Novecento raccoglie e sviluppa tutti i filoni precedenti della comunicazione: verbale, scritta, simbolica, figurata, animata, e si conclude aprendo un’altra, inattesa, epoca della comunicazione: quella informatica.

Internet nasce alla fine del II millennio ed esplode dall’inizio del III. Nell’ultimo quarto di secolo i dati raccolti nella rete sono pari a miliardi di volte quelli raccolti nell’intera storia umana precedente. E il progresso della comunicazione via web è inarrestabile. Prendiamo come unità di misura un CD-ROM, vent’anni fa uno strumento all’avanguardia e oggi quasi un pezzo da museo: è stato stimato che per registrare su CD-ROM i dati presenti e accessibili attualmente sul web, non ne basterebbe una pila alta 400.000 km, superiore cioè alla distanza dalla terra alla luna. Ma è soprattutto la qualità ad impressionare.

Siamo passati in pochi anni dalla versione 1.0 alla 2.0; oggi ci troviamo nella 3.0 e andiamo velocemente alla 4.0. La versione 1.0, dagli anni ’90 del secolo scorso, è quella piuttosto statica dei “siti” che vengono aggiornati e trasmettono delle informazioni a chi vi accede; gli utenti possono solamente usufruire dei contenuti, senza interagire. Cosa invece possibile nella versione 2.0, nata ufficialmente nel 2004, che ha aperto la possibilità per tutti di pubblicare sulla rete dei proprio contenuti, attraverso i blog e i social network, come Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, WhatsApp e così via.

Dal 2006 siamo passati al 3.0, che comprende ovviamente anche le due versioni precedenti, ma si caratterizza per una interazione ulteriore, attraverso le cosiddette “intelligenze artificiali”, capaci a loro volta di interagire con gli utenti. Per fare solo un esempio: gli algoritmi di Google analizzano tutti i dati della rete per capire come posizionare i contenuti, proporre i prodotti, andare incontro alle Parrocchia 2.0 p. 2 preferenze dei singoli fruitori del web. Così, mentre nella versione 1.0 la comunicazione era unidirezionale, nella versione 2.0 è bidirezionale e nella versione 3.0 si inserisce addirittura un terzo soggetto, una sorta di grande cervellone, che mette in comunicazione ad esempio l’azienda e il consumatore, il politico e l’elettore, l’artista e l’ammiratore, e così via. Presto si passerà alla versione 4.0, con la creazione di una sorta di alter ego virtuale, che permetterà a ciascuno di interagire in tempo reale con la rete attraverso apparecchi elettronici: orologi – già esistenti – che registrano le pulsazioni e altri dati, in contatto permanente con i centri sanitari; occhiali che permettono a distanza di vedere se un locale ha dei posti liberi o è sovraffollato, frigoriferi dai quali sarà possibile fare la spesa automaticamente e così via. Reale e virtuale saranno sempre più mescolati.

*Arcivescovo di Modena-Nonantola

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