Don Giacomo Alberione (1884-1971)

Apostolo delle Comunicazioni Sociali

 

La notizia dell'aggravarsi dello stato di salute del Padre Fondatore, Don Giacomo Alberione, si diffuse rapidamente nelle Comunità paoline di Roma. Era il 25 novembre 1971. Inaspettatamente, alle 17:00, entrò nei cortili una vettura nera targata Città del Vaticano, sola, senza nessuna scorta. Paolo VI, il Papa, era venuto di persona al capezzale del “suo caro Don Alberione”. Mezz'ora dopo, prima di lasciare le comunità paoline, benedisse tutti noi che eravamo, silenziosi, in attesa di notizie. Il Primo Maestro (così i Paolini e le Paoline chiamano il loro Padre fondatore) moriva il giorno dopo, il 26 novembre, a 87 anni.

Il ricordo di don Alberione, beatificato da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003, è strettamente legato a Paolo VI, oggi santo come Karol Wojtyla. Il legame di Don Alberione e Paolo VI era il legame di fedeltà alla Chiesa. Il particolare rapporto di stima tra i due fu consolidato durante il Concilio Vaticano II, al quale il Fondatore dei Paolini partecipò come uditore. Lo volle il Papa. Don Alberione non mancò a nessuna seduta, ma non fece alcun intervento. Visse soltanto la grande gioia interiore, quando fu proclamato il primo documento ufficiale del Concilio, il decreto Inter mirifica sugli strumenti della comunicazione sociale (4 dicembre 1963), che consacrava il suo apostolato, dono alla Chiesa universale.

I “nuovi pulpiti” per annunciare agli uomini il Vangelo di Gesù, il Figlio di Dio, erano diventati, in 50 anni, una grande realtà della Chiesa. I Figli e le Figlie di Don Alberione erano presenti nei cinque continenti (10 Fondazioni tra congregazioni di religiosi e religiose, Istituti secolari di vita consacrata, cooperatori) con la missione di annunciare Cristo al con i “mezzi più celeri ed efficaci: libri, giornali,. cinema, radio, TV, audiovisivi, internet. In Italia, dov'è maggiormente diffusa la Famiglia Paolina, in tutte le case sono state diffusi milioni di Vangeli e di Bibbie; in tutte le città una Libreria San Paolo; nelle Parrocchie, i Catechismi e i sussidi pastorali; per i fedeli a Messa il foglio La Domenica; negli Oratori il cinema (pellicole 16 mm.); nelle famiglie il settimanale Famiglia Cristiana, per i ragazzi il settimanale Il Gionalino. Per tutto questo Don Alberione amava esclamare: Deo gratias!

Il 28 giugno 1969, Paolo VI riceve in udienza speciale Don Giacomo Alberione, che ha 84 anni, ormai anziano e con la salute in declino. Intorno a lui c'è una larga rappresentanza degli Istituti della Famiglia Paolina. Il Papa lascia la sua sedia e gli va incontro, l'abbraccia e lo insignisce della Croce Pro Ecclesia et Pontifice. In quell'occasione, Il Papa tracciò il profilo dell'anziano Fondatore con parole che rimangono indelebili nella mente di ogni Paolino, c'è tutto l'uomo e il santo, che ha determinato la loro vocazione, la loro vita.

Il carisma di annunziare il Vangelo attraverso gli strumenti moderni della comunicazione, oggi, è un patrimonio della Chiesa, applicato nei variegati settori della catechesi e della pastorale. Ma non è stato sempre così. I giornali, i libri, e successivamente la radio, la televisione, internet, gli strumenti digitali in genere, erano, e sono ancora, sospettati di essere trappole diaboliche per dannare l'uomo. Provate ad attirare l'attenzione dei nativi digitali (i giovani) se ci riuscite, perduti come sono tra i loro iPhone, smartPhone, tablet e altre “diavolerie” simili, come si usa dire. Don Aberione era convinto invece che gli strumenti di comunicazione fossero formidabili pulpiti di evangelizzazione. A suo tempo, Paolo VI inventò una parola apposta per i Paolini: “Voi predicate il Dio incartato”.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1914, ad Alba, la città industriosa piemontese nota per la Nutella, per i vini, per il tartufo bianco e per Famiglia Cristiana. Don Alberione era direttore spirituale del Seminario, quando comprò il settimanale diocesano Gazzetta d'Alba (1914), che i Paolini editano ancora oggi con grande impegno, e quell'anno fece il passo decisivo verso l'apostolato delle edizioni, fondando la Società San Paolo, con un gruppetto di ragazzi affascinati dal giovane prete e dalle sue idee moderne di apostolato.

Facciamo un passo indietro per capirne le fonti ispiratrici. Nato il 4 aprile del 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo) da una famiglia di contadini mezzadri, manifestò prestissimo la sua attrazione per la lettura con i pochi libri che aveva a disposizione, di qualsiasi genere. Certo era una mosca bianca in una famiglia che zappava la terra e che aveva bisogno di due braccia in più per lavorare e non di un professorino. Giacomo invece aveva espresso l'intenzione di farsi prete, ma in questo fu aiutato dalle persone di fede che lo circondavano. Entra nel seminario di Alba, ne esce e vi rientra poco dopo. Crisi da adolescente. Poi, a 16 anni, vive una fortissima esperienza religiosa, nel Duomo di Alba, durante l'ora di adorazione eucaristica, nella notte che separa il 19° dal 20° secolo. In testa al ragazzo risuonano le parole del novantenne Papa Leone XIII, scritte nella bolla del Giubileo 1900: il nuovo secolo si presentava infatti pieno di rischi per la fede (modernismo), per la moralità, per lo scenario di guerre che si andava delineando nel mondo (in Cina i Boxer, in Africa i Boeri, Spagna contro Stati Uniti per Cuba, Filippine annesse dagli Americani, la guerra russo-giapponese, la guerra italo-turca, tutti eventi che anticiparono la Grande Guerra 1915-18). Quella notte Giacu (Giacomo) nel Duomo di Alba “si sentì obbligato a servire la Chiesa, gli uomini del suo secolo e operare con gli altri” (dall'autobiografia Abundantes divitiae). Dal Tabernacolo era partito un invito per il giovane Alberione, arruolato per la Chiesa. I progetti su cosa fare gli si chiarirono piano piano negli anni, nel contesto appena descritto.

Durante il fervore creativo delle nascenti istituzioni paoline in tutto il mondo, Don Alberione pensa anche a una casa nella Regione emiliana, allora, feconda di vocazioni. Nasce in germe a Fidenza (1946), ma poi si trasferisce definitivamente a Modena nel 1947, in via Formigina 319, attuale sede del Centro Famiglia di Nazareth. Nello stesso anno apre i battenti, nel centro di Modena, la storica Libreria San Paolo di Corso Canalchiaro 28.

Oggi, la Comunità dei Paolini si è trasferita e risiede a San Domenico, dove svolge il ministero pastorale e il suo servizio alla Diocesi, allargato a tre Cappellanie di Comunità religiose femminili. Il Superiore della Comunità e Rettore di San Domenico, Don Marino Adani, un ragazzo formato nel seminario paolino modenese, è Vicario episcopale per la Vita Consacrata. Tra le attività più significative e recenti, in linea con il carisma dei Paolini, nel 2006 è sorto il Centro Culturale Don Giacomo Alberione (www.centroalberionemodena.it), dedicato al Fondatore, per i giovani e la comunicazione. La sede è in via 3 Febbraio 1831, numero 7, nei pressi del Palazzo Ducale, sede dell'Accademia Militare.

Il senso pastorale dell'apostolato paolino è espresso da don Alberione in uno slogan “La vostra parrocchia è il mondo”, parole fondate sulla devozione a “Gesù Buon Pastore”, titolare di una delle congregazioni femminili da lui generate, le suore Pastorelle, e di una parrocchia romana da lui voluta e guidata dai Paolini fino al 30 giugno 2018. Il senso universale delle missione evangelizzatrice, è modellato su “San Paolo”, sottolineato da un altro slogan alberioniano “Fate a tutti la carità della Verità”, con riferimento alla devozione maggiore dei Paolini, “Gesù Maestro Via Verità e Vita”. E, affinché tutti i suoi figli e figlie fossero sostenuti e protetti nel difficile compito, li affidò a Maria, “Regina degli Apostoli”, prima apostola. colei che generò e diede al mondo Gesù Cristo.

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