Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

 
«Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione».
Noi ci sentiamo legati a chi ci è caro e abbiamo grandi doveri nei confronti di chi ci è vicino, e ciò è importante. Ma nessuno è più vicino a noi di Dio, nessuno è più prezioso. In modo scioccante, spettacolare, Gesù ci dice che tutte le nostre relazioni, per quanto strette ed intime, devono essere purificate. Esse devono essere misurate in rapporto a Dio e ai suoi obiettivi. È un’affermazione davvero severa. In noi tanto forte è l’attaccamento alla sicurezza data dall’amore “umano”, che possiamo facilmente rifiutare di dare tutto al Signore perché lo purifichi. Siamo davvero tentati di dire: “Signore, tu puoi prenderti tutto... tranne questo e quello”. Vi sono alcune cose, alcuni affetti che vogliamo vivere a nostro modo, non secondo il modo di Dio. Una volta lasciato al Signore il governo delle nostre relazioni e dei nostri amori, allora riceviamo il fondamento della vera pace. La pace che dà il Signore non è quella che dà il mondo; è fatta di perdono, di giustizia, di amore e di amicizia. La pace non è soltanto assenza di conflitti, così come non è un compromesso immorale. La vera pace consiste nello stare con altri davanti a Dio, purificati e liberati dalla verità e dalla misericordia del giudizio divino.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

«Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione».
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Dalla Parola del giorno

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra,… ».

Fuoco

Gesù non è venuto a portare la pace. Togliamoci dalla testa certe immagini melense del Nazareno e smettiamola di pensare a Lui come a un guru pacifista. La Parola del Rabbì è dura, bisogna schierarsi, prendere posizione. Non possiamo rimanere in panchina cercando il momento migliore per saltare in campo. O dentro o fuori. Lui ci vuole così: pronti e coraggiosi. Siamo discepoli di maestro che crea divisione, che ci ribalta dalle nostre certezze a buon mercato, che ci smuove, ci scuote. Siamo discepoli di un maestro che smorza le nostre chiacchiere, che ci richiama all’essenziale, che ci libera da un inutile moralismo farisaico ancora così presente nelle nostre comunità ecclesiali. E’ così: Gesù è venuto a portare il fuoco, una passione indomabile per il Regno del Padre. E non si può stare a braccia conserte, non si può aspettare o valutare. Bisogna decidere e decidersi! Già, oggi il Vangelo ci vuole davvero scuotere! Non ci possiamo accontentare di una fede tiepida dei buoni sentimenti o di una vaga appartenenza al cristianesimo. Non possiamo giustificare le nostre fragilità con la crisi della morale o ritenerci a posto visto che non siamo né terroristi nè serial-killer. Il Rabbì ci chiede di schierarci, di prendere posizione, di avere uno sguardo profetico sulla vita e sul mondo, di saper scegliere ciò che davvero conta, ciò per cui vale la pena vivere. Forse è questa la testimonianza più urgente che è richiesta ai discepoli del Rabbì: non solo che siano credibili, ma soprattutto che siano credenti! Certo, è importante che la nostra testimonianza davanti al mondo sia credibile e animata da buoni sentimenti, ma soprattutto che essa sia ad alta temperatura, sorretta da una fede ardente, purificata da scelte evangeliche, guidata dal soffio incandescente dello Spirito! Coraggio, cari amici! Manteniamo ad alta temperatura la qualità della nostra fede, sosteniamoci nel cammino della speranza e non verrà mai meno il gusto silenzioso e nascosto della carità.

Buona Settimana
don Roberto Seregni
O Dio, che nella vocazione battesimale ci chiami ad essere pienamente disponibili all'annunzio del tuo regno, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

La vita ti chiama a scegliere e scegliere è prendere questo per lasciare quello. Uno dei nostri sogni, invece, è quello di poter prendere tutto e tutti: non è possibile. Bisogna schierarsi nella vita, bisogna prendere le parti e una direzione ben chiara: o di qua o di là. E' l'uomo inconsistente, senza struttura, senza midollo, che cerca di salvare tutto. E non schierarsi è già uno schieramento e una posizione.


Disegno di Sergio Toppi

La preghiera è necessaria perchè il vostro apostolato abbia buon risultato. Che cosa otterrà la preghiera? Voi siete come le mamme spirituali di tante anime. Le mamme devono mangiare per due quando hanno il bambino da allattare... L'anima di ogni apostolato è la preghiera. (MCS, 306). 

Il Vangelo di questa domenica (Lc 12,49-53) fa parte degli insegnamenti di Gesù rivolti ai discepoli lungo la sua salita verso Gerusalemme, dove l’attende la morte in croce. Per indicare lo scopo della sua missione, Egli si serve di tre immagini: il fuoco, il battesimo e la divisione. Gesù la esprime con queste parole: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (v.49). Il fuoco di cui Gesù parla è il fuoco dello Spirito Santo, presenza viva e operante in noi dal giorno del nostro Battesimo. Esso – il fuoco - è una forza creatrice che purifica e rinnova, brucia ogni umana miseria, ogni egoismo, ogni peccato, ci trasforma dal di dentro, ci rigenera e ci rende capaci di amare. Gesù desidera che lo Spirito Santo divampi come fuoco nel nostro cuore, perché è solo partendo dal cuore che l’incendio dell’amore divino potrà svilupparsi e far progredire il Regno di Dio. Non parte dalla testa, parte dal cuore. E per questo Gesù vuole che il fuoco entri nel nostro cuore. Se ci apriamo completamente all’azione di questo fuoco che è lo Spirito Santo, Egli ci donerà l’audacia e il fervore per annunciare a tutti Gesù e il suo consolante messaggio di misericordia e di salvezza, navigando in mare aperto, senza paure.

Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 14 agosto 2016

Un giovane domandò al più saggio di tutti gli uomini il segreto della felicità. Il saggio suggerì al giovane di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore. "Solo ti chiedo un favore" concluse il saggio, consegnandogli un cucchiaino su cui versò due gocce d'olio. "Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio". Dopo due ore il giovane tornò e il saggio gli chiese: "Hai visto gli arazzi della mia sala da pranzo? Hai visto i magnifici giardini? Hai notato le belle pergamene?". Il giovane, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio. "Torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo" disse il saggio. Il giovane prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare, ma questa volta osservò tutte le opere d'arte. Notò i giardini, le montagne, i fiori. Tornò dal saggio e riferì particolareggiatamente tutto quello che aveva visto. "Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?" domandò il saggio. Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate. "Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti" concluse il saggio. "Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino". "Infine, fratelli, prendete in considerazione tutto quel che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato; quel che viene dalla virtù ed è degno di lode" (San Paolo ai Filippesi 4,8). Senza mai dimenticare l'essenziale!

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