In base alle disposizioni civili ed ecclesiastiche

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ADDIO DON TOM, PRETE GENEROSO E VULCANICO DIRETTORE DEL "GIORNALINO"

24/01/2021  Si è spento a 78 anni don Tommaso Mastrandrea, prete paolino e storico direttore del periodico per ragazzi fondato dal beato Giacomo Alberione nel 1924 e che sotto la sua guida, negli anni Ottanta, raggiunse 240mila copie. «Un uomo ricco di idee e un prete appassionato», i ricordi di don Vincenzo Marras e dei giornalisti che hanno lavorato al suo fianco

Per migliaia di piccoli lettori era il celebre “zio Giò” del Giornalino, che ha diretto per oltre vent’anni, dal 1976 al '99. Su Facebook aveva annotato le sue citazioni preferite: «Le nuvole passano, il cielo rimane. Molto ti è perdonato, perché molto hai amato». Don Tommaso Antonio Mastrandrea se n’è andato dopo una lunga malattia a 78 anni all’ospedale di Bari domenica mattina alle ore 7, nel giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e all'inizio dello speciale Anno Biblico Paolino. A marzo, la morte del fratello, don Peppino, anche lui sacerdote paolino, al quale era legatissimo. «È stato un dolore grande per lui non poterlo accudire da vicino a causa del lockdown della scorsa primavera», ricorda don Vincenzo Marras, «era un uomo e sacerdote di grande generosità umana e intellettuale».

Originario di Grumo Appula, in provincia di Bari, don Tom, come lo chiamavano tutti, era diventato sacerdote nel 1968, al ’76 arriva al Giornalino dove ha ideato e scritto numerose sceneggiature a tema religioso, tra le più note la Bibbia a fumetti, È lui, Paulus Il segreto dei quattro codici sulla vita e l’opera del fondatore della Società San Paolo, il beato don Giacomo Alberione. Dal 1999, è a Torino dove guida la SAIE, la società commerciale della San Paolo. È stato anche Direttore di Famiglia tv e delle emittenti Telenova e Novaradio.

Sotto la sua guida il Giornalino raggiunse le 240 mila copie di diffusione, intorno alla metà degli anni Ottanta, in un momento di profonda trasformazione nell’editoria per ragazzi, con la crisi del Corriere dei Piccoli e il tramonto di periodici a fumetti come Intrepido Monello. In un’intervista del 2003 ricordò la formula vincente: «La stessa del primo numero, ottant’anni fa: cioè il fatto di essere un settimanale educativo, pur nell’intrattenimento. E con una capacità specifica: quella di parlare lo stesso linguaggio dei ragazzi – fatto di giochi, fumetti, spensieratezza – e insieme di insegnare le cose utili, andando incontro alla loro crescita, al loro sviluppo».

Alla domanda su quale fosse il metodo migliore per entrare in sintonia con i bambini e i ragazzi rispose: «Con la capacità di raccontare. È questa la grande magia di un giornale, per i grandi come per i piccini. Occorre sottoporre alla loro attenzione, con garbo e ironia, il buono e le cose belle e autenticamente vere della vita. Se il Giornalino continuerà a raccontare tutto questo non perderà mai la partita con i nuovi mezzi di comunicazione. Sarà invece una scelta in più, un’opportunità di dialogo. Sarà loro complementare, ma su un piano di assoluta parità. Questo, ovviamente, dipende molto dall’editore: deve credere in un settimanale per i ragazzi, che sia un fiore all’occhiello, non una Cenerentola. Ed è una capacità», spiegava, «che storicamente è nel Dna della Periodici San Paolo».

«Gli ha dato moltissime soddisfazioni», ricorda don Marras che ha condiviso con lui anche la guida della parrocchia Gesù Buon Pastore di Roma, «aver lavorato con alcuni grandi disegnatori di fumetti come, tra gli altri, Gavioli, Caprioli, Toppi, De Luca, creatore del celebre Commissario Spada. Con quest’ultimo creò Paulus, un fumetto bellissimo sulla vita di San Paolo». La storia, ambientata in un lontano futuro dominato dal SATS (Supremo Autocrate Tempo Spazio), narrava di uno storico che, attraverso un particolare riproduttore di vicende del passato, ripercorre la vita di San Paolo. Attraverso questo documento e l'esperienza dei martiri cristiani troverà la forza di reagire e ribellarsi al potere.

«Aveva cominciato il suo ministero paolino a Bari e lì era tornato aprendo la comunità alla diocesi e al territorio con numerose iniziative culturali», ricorda ancora don Marras, «poi era stato trasferito a Modena diventando una colonna portante del Centro Culturale Giacomo Alberione. È stata una persona generosa nei confronti dei suoi collaboratori e della San Paolo, non si risparmiava dal punto di vista dell’impegno e lo ha dimostrato lavorando fino all'ultimo, amava scherzare, era molto simpatico e insieme al fratello, don Giuseppangelo, per tutti don Peppino, faceva coppia in teatro quando era ancora chierico».

 

L'omaggio a don Tommaso da parte dell'illustratore Roberto Rinaldi che così lo ricorda su Facebook: «Grazie Don Tom. Un grande dolore che tu te ne sia andato. A me, a tante generazioni di ragazzi, a tanti autori di fumetti e non solo, hai insegnato a sorridere e a guardare il futuro con fiducia».

Commosso il ricordo di Maurizio De Paoli, redattore del Giornalino dal 1984 al '94, quindi caporedattore di Jesus fino al 1999 e caporedattore centrale e vicedirettore di Famiglia Cristiana fino al 2013: «Ho avuto la fortuna di lavorare con don Tommaso Mastrandrea nei primi dieci dei trent’anni della mia avventura giornalistica alla Periodici San Paolo. È stato il mio direttore prima a Famiglia Tv quindi a Il Giornalino. Nell’editoria periodica per ragazzi era il numero uno. Aveva portato al settimanale da lui diretto, e fondato da don Alberione ancor prima di Famiglia Cristiana, il meglio delle firme del fumetto italiano. Era un vulcano ricco d’idee sempre alla ricerca della novità che potesse sorprendere e affascinare i giovanissimi lettori. Per lui il settimanale doveva essere una vivace e colorata opportunità educativa», racconta, «in un’epoca in cui non c’era Internet, l’inserto Conoscere insieme regalava ogni settimana ai giovanissimi lettori una originale opportunità di apprendimento della storia, della scienza, della letteratura tutte materie scolastiche “raccontate” con linguaggio giornalistico coinvolgente. Una delle sue maggiori doti era quella di riuscire a contagiare con il suo entusiasmo i collaboratori: aveva fatto di noi, giornalisti, segretarie di redazione, disegnatori e grafici una grande squadra, alla quale si unirono firme di grande prestigio, soprattutto nelle pagine dedicate allo sport, da Platini a Facchetti, da Paolo Maldini a Marzorati. Grande direttore, eccellente giornalista, era anche un uomo di fede coerente, che non dimenticava mai il suo essere sacerdote e portatore di quel carisma paolino che fa della comunicazione un modo creativo e moderno di evangelizzare».

«L’ho conosciuto da giovane e ho poi avuto il privilegio di vivere accanto a lui tutta la sua lunga avventura al Giornalino», ricorda Enzo Crocetti, «un'esperienza indimenticabile. Sapeva trascinare ed entusiasmare tutto il gruppo, dal caporedattore all'ultimo dei collaboratori. Lavorare con lui in redazione non pesava, sembrava un gioco stimolante e avvincente. Riusciva sempre a inventarsi qualcosa di originale, a tirar fuori un'idea sorprendente. E sapeva conquistare le persone: quasi tutti, dopo il primo incontro con lui, scoprivano di aver trovato un amico».

«È stato don Tommaso a decidere di assumermi al Giornalino, dove ho lavorato oltre vent’anni», ricorda Fulvia Degl’Innocenti, ora redattrice di Famiglia Cristiana e autrice di diversi libri per ragazzi, «ero molto giovane, facevo la maestra e avevo il sogno di approdare nella redazione di un giornale. Avevo mandato un semplice curriculum, lui mi ha convocato, mi ha messo alla prova, e poi mi ha scelto. Sapeva valorizzare le persone, credeva nei loro talenti, ci coinvolgeva nei suoi progetti, sapeva guardare avanti. E aveva capito che oltre a essere una giornalista ero in grado anche di scrivere narrativa. I miei primi racconti me li ha chiesti lui, poi una scrittrice per bambini la sono diventata davvero. Si faceva volere bene, coniugando professionalità a umanità. Ha lasciato un segno in tutti coloro che hanno lavorato con lui come pochi sanno fare».

L’ultimo articolo di don Tom (nella foto in baso), è datato 10 gennaio ed è stato pubblicato sul sito del Centro Culturale San Paolo di Modena, nella forma di dialogo tra lui e un impertinente Gallo del mattino in cui quest’ultimo paventa un Anno Biblico paolino (iniziato il 24 gennaio, nella Domenica della Parola) povero di presenze a causa della pandemia. E don Tom risponde con ottimismo e fiducia che no, non sarà così.

Famiglia Cristiana


4 aprile
 

nascita del

BEATO GIACOMO ALBERIONE

Fondatore della Famiglia Paolina - Apostolo della Comunicazione Sociale

(1884-1971) 

Uno straordinario documentario prodotto dalla Sampaolo Film.

 

 
 

La famiglia secondo David Lynch

 

Il Papa Paolo VI ha detto di lui

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Paolo VI ha detto di don Alberione

 

Il 28 giugno 1969, Paolo VI riceve in udienza speciale Don Giacomo Alberione, anziano, che ormai ha ceduto le redini della sua opera ai figli e vive più di preghiera che di attività. Il Papa, ammiratore di lui da sempre, gli conferisce la Croce Pro Ecclesia et Pontifice.

Poi, davanti a un larga rappresentanza della Famiglia Paolina, tesse questo elogio:

“Eccolo: umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all'opera (secondo la formula tradizionale: “ora et labora”), sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime, il nostro Don Alberione ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza al suo apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo moderno e con mezzi moderni”.

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