Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

I nomi propri cominciano con la maiuscola: Matteo, Marco, Luca, Giovanni. I capoversi cominciano con la maiuscola: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1, 1). Quaresima si scrive con la maiuscola o con la minuscola? Rivolgo la domanda al Gallo del mattino, e sto pensando al periodo liturgico che stiamo vivendo in preparazione alla Pasqua, iniziato mercoledì scorso con la celebrazione delle “Ceneri”. “ Dipende”, mi risponde. “Dipende se stai cominciando una frase, o se quella che precede termina con il punto”. Sono regole che conosco, ma volevo dire un'altra cosa. Lo sai. Mi ricordo di un amico, Sergio Toppi (1932-2012), milanese, un grande illustratore e disegnatore di fumetti che non usava il computer e scriveva sempre a mano. Annotazioni, sceneggiature, o i bigliettini che mi mandava, erano sempre scritti tutti in maiuscolo. Non sapeva più scrivere in minuscolo, mi diceva. Né aveva intenzione di tornare alle scuole elementari. Era un grande artista. “Allora, era adatto a scrivere i cartelli di protesta nelle manifestazioni”, ridacchia il pennuto. Non scherziamo su Sergio Toppi, uomo mite e molto riservato. Ho qui davanti a me l'illustrazione di un antico samurai, magistralmente riportato in vita dalla sua matita, armato di katana (spada), che potrebbe accorciarti le penne. “Sei permaloso”, ribadisce, allargando lo sguardo sulla città. “Guarda le persone, i volti, guarda il film quotidiano della vita, slow motion muta di sofferenze e di gioie, di paure e speranze. Per le parole da scrivere, fai come vuoi, ma ti consiglio di cominciare a scriverle in minuscolo, quelle che ti vengono in mente”. Scrivo di getto in minuscolo: indifferenza, odio, pedofilia, intolleranza, no vax, costo-benefici, abusivismo, aggressività, curva nord, avarizia, spread, sovranismo, droga, evasore, latitante, piercing, mafia, comitato d'affari, plastica, baleniera. “Proseguo?”, gli domando. “Prova adesso con le iniziali maiuscole”. Pace, Vangelo, Preghiera, Giovani, Mattarella, Democrazia, Boccelli, Madre Teresa,Volontariato, Buon Pastore, Papa Francesco, Galli Cantu. “Poche, ma buone”, bisbiglia sorridendo ai miei tentativi di lusingarlo. “Se vuoi, posso aggiungere: Lectio Divina, Battesimo, Padre Misericordioso, Pane Eucaristico. E continuare per 40 giorni in Quaresima. Potrei cambiare le iniziali di 365 parole che contano, da minuscole in maiuscole, per tutto l'anno, una al giorno”. “Non dimenticare Greta Thunberg, la svedese 16cenne che scrive su cartelli di protesta, in maiuscole, e sgrida i governanti dell'UE che non fanno nulla per il clima sulla Terra e la salvaguardia del Creato”. “Hai ragione. I suoi coetanei le vanno dietro”.

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«Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo».
La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino). In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio. È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13)

«Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo».
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Dalla Parola del giorno
"Non di solo pane vivrà l’uomo".

Autenticità
Rieccoci, cari amici! La madre Chiesa ci invita a ripartire nel nostro cammino di conversione con i quaranta giorni della Quaresima. Sono giorni preziosi, giorni per ritornare a Dio, per ricentrare tutta la nostra vita in Cristo e per superare la dispersione del cuore. La liturgia della prima domenica ci invita a iniziare questo cammino dal deserto. Saremo compagni di viaggio del popolo di Israele, lotteremo con le tentazioni al fianco di Gesù, ci lasceremo educare dalla Parola che ci verrà donata in questo cammino alla scoperta della nostra autenticità. Attraverseremo il deserto e ci addestreremo all'essenzialità, alla spogliazione e all'alleggerimento. Lasceremo che lo Spirito sia lo scalpello che ci lavora, colpo dopo colpo vedremo emergere l'immagine di Cristo che il Padre ha deposto in noi. Ritorneremo all'essenziale, a ciò che davvero conta e che può renderci felici. Faremo esperienza che l'amore di Dio è più forte del nostro peccato e più ostinato delle nostre fughe. Scopriremo che il suo perdono scioglie quei nodi del cuore che l'uomo non può disfare da sé. Ci accorgeremo che tutto questo è possibile, che davvero si può essere discepoli felici. Questo cammino di autenticità nel deserto richiede un ascolto costante e attento della Parola di Dio. Dobbiamo davvero imparare a far tacere tutte le altre voci che da fuori e da dentro ci stordiscono e ci soffocano. Concediamo un tempo significativo alla Parola di Dio, non i ritagli tra una cosa e l'altra, non i rimasugli della giornata o il momento della "buona notte". Impariamo a non accontentarci, a non giocare al ribasso. Altro elemento essenziale del nostro cammino è il silenzio. Solo in questa dimensione la Parola può trovare uno spazio significativo. Impariamo a creare e soprattutto a difendere i nostri spazi di silenzio. Silenzio per ridare limpidezza alla vita, per rimettere ordine, per svuotarci dai pensieri che assillano e dal frastuono che svuota. Silenzio per preparare un posto all'ascolto, per imparare ad accogliere l'altro nella sua pienezza, per percepire il soffio leggero dello Spirito. Un terzo elemento del nostro cammino nel deserto è il digiuno. Digiuno per sentire la fame, per scoprire che non basto a me stesso e che il mio egoismo non può nutrirmi. Ma attenzione! Se dico dei "no" è per dire dei "sì" che mi allargano il cuore, che mi riportano all'essenziale, che mi fanno scoprire che cosa mi nutre davvero. Buon cammino a tutti, cari amici. Lo Spirito soffia forte, alziamo le vele e lasciamoci portare!
Buona Quaresima!

don Roberto Seregni
Ti preghiamo, Signore Gesù, la Tua Parola sia guida nel nostro cammino di conversione. Con Te attraverseremo il deserto e ci addestreremo all'essenzialità. Lasceremo che lo Spirito sia lo scalpello che ci lavora, colpo dopo colpo vedremo emergere in noi la Tua immagine, scopriremo la Tua bellezza dietro alle nostre fragilità. Faremo esperienza che il Tuo amore è più forte del nostro peccato e più ostinato delle nostre fughe. Scopriremo che il Tuo perdono scioglie quei nodi del cuore che da soli non possiamo disfare. Ci accorgeremo che tutto questo è possibile. Con la Tua Parola nel cuore sconfiggeremo il maligno. Maria, madre Tua e madre nostra, aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera. Amen.
Andare nel deserto. Gesù, il Figlio di Dio e Dio stesso, ha voluto sottoporsi a questa verifica da parte del diavolo. Aveva bisogno di dare prova della verità del suo essere e del suo dire? Cosa lo ha spinto ad andare nel deserto per essere messo alla prova? Perché? La risposta ce la fornisce sant'Agostino, in un brano che abbiamo letto e meditato oggi nell'Ufficio delle Letture: «Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo». Dunque, è "per noi" che Gesù si sottopone alle tentazioni, perché noi, senza di lui, non possiamo vincere il male; non ne usciamo vincitori in questa battaglia dove si "gioca" la sorte della nostra vita. Le tentazioni ci insegnano che senza Gesù, senza il suo Mistero pasquale, noi saremmo perduti, saremmo votati alla morte eterna, al male, alla prigionia del peccato. Mentre è "con Lui" ed "in Lui" che noi vinciamo il male, le tenebre, il peccato, la morte eterna e siamo resi partecipi del suo mistero di luce infinita.

Disegno di Sergio Toppi

State bene attenti, aprite le oracchie e non dormite con il cuore: siate svegli. In ogni sforzo dovete progredire per dieci. E perchè questo? Perchè il Signore vi chiama ad una santità altissima a cui non potete giungere con le sole vostre forze ordinarie. (Diario, 26/01/1919)

Quaresima, tempo di conversione, e tempo propizio per smascherare le tre grandi tentazioni che “rompono, dividono l’immagine che Dio ha voluto plasmare”. Queste tre tentazioni che cercano di degradare e degradarci, sono: la ricchezza, la vanità e l’orgoglio. Fino a che punto ci siamo abituati a uno stile di vita che pensa che queste tre tentazioni contengano la fonte e la forza della vita? Dobbiamo ricordarci che abbiamo scelto Gesù e non il demonio e al demonio non si risponde con nessuna parola propria, ma solo con la Parola di Dio, con la Parola delle Scritture; con il demonio non si dialoga! Non si può dialogare! Perché ci vincerà sempre. Solo la forza della Parola di Dio lo può sconfiggere!”.

Ecatepec in Messico - 14 febbraio 2016

In una giornata estiva molto calda, un brac­ciante agricolo ricevette l'ordine di vangare il giardino del suo padrone. Si mise al lavo­ro di malavoglia, e cominciò ad inveire con­tro Adamo che, a suo parere, era l'unico re­sponsabile di ogni sfruttamento. Le sue bestemmie e imprecazioni giunsero all'orecchio del padrone. Il quale gli si avvi­cinò e gli disse: «Ma perché inveisci contro Adamo? Scommetto che al suo posto avre­sti fatto la stessa cosa». «No di certo», rispose il bracciante, «io avrei resistito alla tentazione!». «Vedremo!» disse il padrone e lo invitò a pranzo. All'ora stabilita, il badilante si presentò in casa del padrone e questi lo introdusse in una saletta dove c'era una tavola imbandita con ogni ben di Dio. «Puoi mangiare tutto quanto vuoi» disse l'uomo al suo dipendente. «Soltanto la zup­piera coperta al centro della tavola non la devi toccare finché non torno». Il badilante non aspettò neppure un minuto: si sedette al tavolo e con il suo formida­bile appetito cominciò ad assaggiare una dopo l'altra le leccornie che gli venivano servite. Alla fine il suo sguardo fu magnetiz­zato dalla zuppiera. La curiosità lo fece quasi ammattire, tanto che alla fine non resistette più e, con la mas­sima circospezione, sollevò appena appena il coperchio che copriva la zuppiera. Saltò fuori un sorcio. Il badilante fece l'atto di ac­ciuffarlo, ma il topo gli sgusciò di mano. Ini­ziò la caccia, mentre il giovane rovesciava tavoli e sedie. Il gran baccano richiamò il padrone. «Hai visto?» chiese, e ridendo lo minacciò: «Al tuo posto, in futuro, non imprecherei più a voce alta contro Adamo e il suo errore!». «Mai, io no! Io sono diverso! Io non mi sarei certamente comportato così!». «Quanto sei stato stupido! Dovevi fare così e così...». Quanti modi per puntare il dito contro gli altri. Ma chi punta il dito contro un altro ne punta tre contro se stesso. Un discepolo parlava con disprezzo dell'avidità e della violenza della gente «fuori nel mondo». Il maestro disse: «Mi ricordi quel lupo che stava attraversando una fase di bontà. Quando vide un gatto che dava la caccia a un topo, si girò verso un lupo suo compagno e disse indignato: "Non sarebbe ora che qualcuno facesse qualcosa per fermare questi teppisti?"».
Bruno Ferrero

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