Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

 
«Se aveste fede!»
È un male molto diffuso tra i credenti quello di considerare la fede come un atteggiamento puramente intellettuale, come la semplice accettazione di alcune verità. Cioè una fede che si traduce in una presa di posizione teorica, senza una vera incidenza sulla vita. Questo squilibrio ha come conseguenza lo scandalo della croce: l'esitazione davanti alle difficoltà che incontriamo ogni giorno e che sono sovente insormontabili se noi non siamo abbastanza radicati in Dio. Allora ci rivoltiamo con la stessa reazione insolente e insultante che scopriamo nelle parole del libro di Abacuc. Le due brevi parabole del testo evangelico ricordano due proprietà della fede: l'intensità e la gratuità. Per mettere in rilievo il valore di una fede minima, ma solida, Cristo insiste sugli effetti che può produrre: cambiare di posto anche all'albero più profondamente radicato. Per insistere sulla fede come dono di Dio, porta l'esempio del servitore che pone il servizio del suo amore prima di provvedere ai suoi propri bisogni. È l'esigenza del servizio del Vangelo che ci ricorda san Paolo (1Tm 1,1), ma questo stesso apostolo ci avverte che "i lavori penosi" trovano sempre l'appoggio della grazia di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10)

«Se aveste fede!»
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».

Dalla Parola del giorno

Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".

Semplicemente servi

La prima neve è venuta a farci visita e ha lasciato una vigorosa spolverata sulle montagne che circondano Tirano. Il tramonto lancia riflessi d'orati sulle cime innevate, turisti inglesi e tedeschi si fermano a fotografare e io ringrazio Dio perché sa sorprenderci con la sua bellezza. Mentre vado a far visita ad una coppia che tra poche settimane celebrerà il loro matrimonio, ripeto la richiesta degli apostoli a Gesù: "Accresci in noi la fede" (v.6). Prego per me e per tutta la mia comunità. Affido al Signore alcune vicende particolari, ricordo uno per uno i giovani con cui stiamo condividendo l'inizio del nuovo anno pastorale. Mentre prego mi rendo conto che la richiesta degli apostoli potrebbe essere ambigua, e proprio per questo Gesù la purifica con l'esempio del granello di senape. Ciò che conta non è la quantità, ma la qualità. Posso credere tantissimo, passare ore e ore in preghiera, moltiplicare le mie devozioni, ma se vivo la mia fede come un rapporto di sudditanza o di paura, se il Dio in cui credo è un contabile pignolo a cui presentare il resoconto a fine giornata, allora tutto questo serve a poco. Forse a nulla. Gesù ci invita a lavorare sulla qualità della nostra fede, sullo stile della nostra preghiera. Sono convinto che questa conversione sia un' esigenza irrinunciabile dei nostri cammini comunitari e personali. Lo ripeto: non si tratta di aggiungere o di togliere, ma di andare in profondità, di cercare autenticità lasciandosi raggiungere dalla Parola, imparando a stare davanti al Padre così come Gesù ha svelato con la sua vita di Figlio. Solo a partire da questa qualità filiale della fede è possibile comprendere quanto Gesù dice nella seconda parte del brano evangelico. La breve parabola descrive quale dovrebbe essere l'atteggiamento dell'uomo verso Dio, caratterizzato dalla piena disponibilità, dalla consegna operosa di tutte le proprie forze alla sua volontà. Soprattutto, mi sembra, Gesù richiama nuovamente i discepoli a togliersi dalla testa che il rapporto con Dio sia una specie di contratto: faccio per avere, mi impegno ma attendo un utile. Gratuità e generosità sono le parole che devono guidare l'impegno del discepolo nella costruzione del Regno di Dio. Non c'è altro guadagno che la certezza che il seme del Regno nascosto allo sguardo, porterà frutto in abbondanza e avrà il gusto salato del nostro sudore e del nostro pianto.


Buona Settimana
don Roberto Seregni
Vorrei non vedere più gente che soffre. Impotente mi scoraggio. Gesù aiutami ad ascoltarti di più, per avere più fiducia in te e nella tua parola, l'unica capace di togliere potere alla disperazione e dare sollievo ai cuori tribolati ed in pena. Signore, se mai un giorno avessi un po' più di fede in te, che non sia in nome della mia vanità o per il mio bisogno d'onnipotenza, ma per saperti compagno della mia vita, solidale con la mia condizione umana. Signore Gesù, l'obbedienza alla fiducia mi faccia sperare di diventar più buono. Accompagnami nel mio percorso di discepolo, perché possa maturare e vivere armonioso. Convinci il mio cuore d'esser servo inutile dando scacco alla mia immodestia. Grazie o Padre perché esisto per essere piantato in Te, come la terra esiste per dar vita all'albero!

Anche voi, quando avete fatto tutto dite: siamo servi inutili. Una parola che sembra contraddire altri passi del Vangelo (beato quel servo... il padrone lo metterà a tavola e passerà a servirlo), che ci sorprende con l'aggettivo «inutili». Inutile in italiano significa che non serve a niente, incapace. Ma non è questo il senso della parola originaria: servi non tanto inutili, ma che non si aspettano un utile, che non ricercano un vantaggio; servi senza pretese, né rivendicazioni, né secondi fini, che di nulla hanno bisogno se non di essere se stessi, che agiscono senza un fine che non sia la sola motivazione d'amore. Scrive Madre Teresa di Calcutta: nel nostro servizio non contano i risultati, ma quanto amore metti in ciò che fai.


Disegno di Sergio Toppi

Gesù buon Pastore, che ha eletto i settantadue discepoli e li ha mandati così nelle città e nei luoghi dove doveva andare, vi ispiri e vi guidi, vi illumini! (AAP58, 150).

"Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perchè il loro grido si è affievolito e spento a causa dell'indifferenza dei popoli ricchi. La Chiesa è chiamata a curare queste ferite."

Bolla di indizione del Giubileo straordinario, Misericordiae Vultus - 11 aprile 2015

Il funambolo

C'era una volta un celebre funambolo. Tutti riconoscevano la sua stupefacente abilità: nessuno ricordava di averlo mai visto vacillare o cadere. Un giorno, il circo dove il funambolo lavorava si trovò in serie difficoltà finanziarie. Il direttore propose al funambolo di alzare il filo e di aumentare la distanza del percorso per attirare più gente. I lavoratori del circo avevano posto tutta la loro fiducia nel loro funambolo ed erano sicuri di ottenere un successo strepitoso. Rivolgendosi ai suoi compagni di lavoro, il funambolo chiese loro: "Siete sicuri che ci riuscirò?". Tutti risposero: "Abbiamo fiducia in te e siamo assolutamente certi che ci riuscirai". L'esibizione del funambolo fu un grande successo. Ogni giorno la gente faceva la coda al botteghino del circo per assistere allo straordinario spettacolo di abilità e di coraggio. Dopo un anno di successo, il direttore volle procurare al circo una maggiore risonanza e propose al funambolo una prestazione eccezionale per attirare ancora più gente. Propose di sistemare un cavo d'acciaio da una riva all'altra di una cascata vertiginosa e di invitare tutta la gente della regione, i giornalisti e le televisioni per quella esibizione senza precedenti. Tutti i membri del circo rinnovarono la loro fiducia al funambolo. Questi non esitò e accettò la sfida. Già pronto per la pericolosissima traversata sull'esile filo, chiese ancora una volta a tutti i compagni se erano sinceri nell'affermare una fiducia illimitata in lui. "Sì!", gridarono tutti senza eccezione. Il funambolo partì e l'impresa riuscì perfettamente, con tutti gli spettatori in delirio. Improvvisamente il funambolo alzò una mano e chiese di parlare. "La vostra fiducia in me è grandissima", disse. "Certo", proclamò uno del circo a nome di tutti. "Allora, vi voglio proporre una prodezza ancora più straordinaria!". "Magnifico! Dicci che cos'è. La nostra fiducia in te è sconfinata: qualunque cosa proponi, accetteremo!". "Propongo di camminare con una carriola su questo cavo d'acciaio e di fare il viaggio di andata e ritorno. Siccome la vostra fiducia nella mia abilità è senza limiti, chiedo a uno di voi di salire sulla carriola per fare con me la traversata". Nessuno volle salire.

Bruno Ferrero

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