Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

 
«Chiedete e vi sarà dato».
Grazie alle letture bibliche, oggi la Chiesa ci insegna quello che significa la preghiera e come bisogna pregare. Il racconto dell’intercessione di Abramo in favore delle città depravate di Sodoma e Gomorra (Gen 18,20-32: 1a lettura) dimostra che i castighi di Dio non sono la conseguenza di una predestinazione irrevocabile. L’intercessione degli uomini che conoscono l’amore di Dio è capace di risvegliare la sua misericordia. San Luca ci riporta una serie di insegnamenti di Gesù su come bisogna pregare. Gesù invita innanzitutto a pregare, per qualsiasi richiesta, con fiducia, ed assicura ad ognuno che tutte le preghiere sincere saranno esaudite: “Chiunque chiede ottiene; chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa”. Poi Gesù dice che un padre terreno dà solo buone cose ai suoi figli e non vuole ingannarli. Come potrebbe Dio, il migliore dei padri, mandarci qualcosa di cattivo quando noi suoi figli gli chiediamo il suo aiuto? La parabola dell’uomo che sollecita il suo amico è basata sulla regola del rilancio: se un amico terreno non è capace di mandare via colui che è venuto per pregarlo, anche se chiede il suo aiuto nelle peggiori circostanze, a maggior ragione Dio - che è il nostro migliore amico - esaudirà le nostre preghiere! Tanto più che noi per lui non siamo mai importuni. Tutto questo trova la sua espressione più convincente nella preghiera che il Signore insegna ai suoi discepoli. Se abbiamo fatto nostra la preoccupazione di Dio: cioè che il suo nome sia conosciuto e riconosciuto e che il suo regno venga nel mondo, egli stesso farà sue le nostre preoccupazioni. La preghiera del Signore è il riassunto di tutto il Vangelo. Ed è per questo che è il fondamento e il cuore di tutta la preghiera umana.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)

«Chiedete e vi sarà dato».
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Dalla Parola del giorno
« … chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto»..

Insegnaci a pregare!
I discepoli non erano certo degli sprovveduti nell'esperienza della preghiera, eppure sentono il bisogno di chiedere a Gesù: "insegnaci a pregare". Sono convinto che i dodici erano profondamente colpiti dall'intensità della preghiera del Rabbì. Mi immagino i loro sguardi affascinati mentre il Maestro saliva sul monte a pregare. I dodici l'avevano intuito: da quel rapporto unico e speciale con il Padre è scaturita quell'unica preghiera insegnata dal Rabbì, che oggi la liturgia ci offre nella versione lucana. Vorrei attirare la vostra attenzione sulla parabola che oggi la liturgia ci propone, perché ci fa entrare nell'esperienza della relazione con il Padre così come il Figlio l'ha insegnata ai suoi discepoli. Prima di tutto bisogna dire che il personaggio centrale non è l'amico che bussa, ma quello che si alza. Il centro della parabola non è un invito all'insistenza, ma la certezza di essere ascoltati. La perseveranza, secondo il Vangelo, non è frutto di ascesi mistica o di forza di volontà, ma della certezza che il Padre ci ascolta e ci accoglie. Ecco un atteggiamento fondamentale dello "stile" della preghiera insegnato da Gesù: pregare è stare davanti ad un Padre, ad un interlocutore amorevole, attento, disponibile. La preghiera del discepolo ha bisogno di perseveranza, di quotidianità. Le grandi abbuffate in occasioni speciali (prima degli esami, per un appuntamento importante...) servono a poco. O forse a niente. Gesù invita alla perseveranza, a dedicare ogni giorno un tempo all'incontro con Lui e con la Sua Parola, con la certezza di essere ascoltati. Sempre. Qualcuno si potrebbe chiedere: ma se Dio è un Padre che ci ascolta sempre, perché non otteniamo ciò che chiediamo? La domanda è legittima e complessa, ma forse basta intuire che a volte Dio non ci dona quello che chiediamo, perché le richieste che facciamo non sono per la nostra felicità. Noi ci illudiamo e ci convinciamo che sia così, ma Dio sa bene cosa ci rende felice (ci ha creato Lui!) e cosa è solo un imbroglio. Lui ascolta, aspetta, educa il nostro cuore a desiderare e chiedere secondo le sue promesse. Animo, fratelli! Lasciamoci plasmare dalla Parola di Gesù, impariamo da Lui a stare davanti a Dio, a fare l'esperienza della Sua presenza, a concedere spazio all'ascolto dello Spirito e a chiedere in tutta umiltà: "Signore, insegnaci a pregare!".

Buona Settimana
don Roberto Seregni
Aiutati dalle parole del tuo Figlio, anche noi ti invochiamo con fiducia e ti chiediamo: "rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo, nostro fratello e salvatore e donaci il tuo Spirito, perché invocandoti con fiducia e perseveranza, come egli ci ha insegnato, cresciamo nell'esperienza del tuo amore".

Chiedendo a Gesù di insegnarci a pregare, lui con il Vangelo ci risponde che la preghiera la impariamo proprio amando chi abbiamo vicino e costruendo tra noi relazioni di famiglia e di amicizia forti e appaganti. Solo così quando diciamo "Padre..." nella preghiera, quella parola scalderà davvero il cuore, e quando chiederemo qualcosa a Dio, sentiremo che ci stiamo rivolgendo non ad un padrone anonimo, ma ad un amico che sicuramente ci darà sempre cose buone. "L'orazione, - scrive Tertulliano (Cartagine, 155-227 circa) -, è un sacrificio spirituale..."; essa è l'azione sacra per eccellenza, che l'uomo può compiere, entrando in comunicazione col Dio altissimo, ed è Lui stesso, il Signore, che, col dono del suo Spirito, libera in noi la capacità di pregare: "Apri, Signore, le mie labbra, (ci fa dire la liturgia), e la mia bocca proclamerà la tua lode!", una lode all'infinita maestà e grandezza di Dio, ma, più spesso, una preghiera riconoscente per la misericordia, con la quale Egli si china, su quanti lo supplicano.

(Sr. Maria Giuseppina Pisano o.p.)


Disegno di Sergio Toppi

Voglia il Maestro divino, per l'intercessione dell'apostolo San Paolo, suscitare schiere di anime generose che diano tutta la loro attività di preghiera, di azione, di sacrificio, di eroismo a queste tre nobili forme di apostolato, proponendo per unico fine quello che fu il programma della Redenzione: "Gloria Deo, pax ominubus" (AE, 484).

Il Vangelo di questa domenica (Lc 11,1-13) si apre con la scena di Gesù che prega da solo, in disparte; quando finisce, i discepoli gli chiedono: «Signore, insegnaci a pregare» (v. 1); ed Egli risponde: «Quando pregate, dite: “Padre…”» (v. 2). Questa parola è il “segreto” della preghiera di Gesù, è la chiave che Lui stesso ci dà perché possiamo entrare anche noi in quel rapporto di dialogo confidenziale con il Padre che ha accompagnato e sostenuto tutta la sua vita. All’appellativo “Padre” Gesù associa due richieste: «sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno» (v. 2). La preghiera di Gesù, e quindi la preghiera cristiana, è prima di tutto un fare posto a Dio, lasciandogli manifestare la sua santità in noi e facendo avanzare il suo regno, a partire dalla possibilità di esercitare la sua signoria d’amore nella nostra vita.

All’Angelus: Piazza San Pietro - Domenica, 24 luglio 2016

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.

fonte non specificata

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