In base alle disposizioni civili ed ecclesiastiche

TUTTE LE ATTIVITA' DEL CENTRO CULTURALE SONO SOSPESE FINO A NUOVE DISPOSIZIONI

 

Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

All'ultimo banco della chiesa di Santa Maria a Trabzon (Trebisonda), in Turchia, Don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma e missionario fidei donum, in ginocchio, sta pregando. È il 5 febbraio 2006, quando un giovane, Ouzhan Akdil, gli spara alle spalle. Due colpi gli trapassano i polmoni e lo uccidono. Uno dei due proiettili fuoriesce e colpisce la Bibbia su cui Don Andrea sta meditando. La pallottola avrebbe dovuto mettere a tacere per sempre l'intruso missionario cristiano, e insieme con lui, casualmente, anche la Bibbia, Parola di Dio, in edizione turca. «Per quali motivi fu ucciso don Andrea?», mi chiede il Gallo del mattino. «Non lo sapremo mai. In quel periodo si era riacceso l'odio contro i cristiani per alcune vignette apparse su un settimanale danese che raffiguravano Maometto. Don Andrea era su tutt'altra sponda. Era uomo del dialogo. Amava la Turchia e i luoghi dove erano fiorite le prime chiese cristiane fondate da San Paolo e dai Discepoli del Signore. Aiutava le donne georgiane che erano state avviate alla prostituzione. Forse possiamo rispondere dicendo che molti giovani mussulmani erano istigati alla violenza da cattivi maestri, e che il fanatismo e l'intolleranza hanno armato la mano dell'assassino». «Mi piacerebbe vedere quella Bibbia trapassata da una pallottola», mi sussurra il Gallo che, come me, non conosce il turco. «La guardiamo dopo, tranquillo. L'immagine è su internet». I giorni del martirio di Don Andrea Santoro sono tornati d'attualità perché la Bibbia sfregiata ora è arrivata nella parrocchia di «Gesù di Nazareth» a Verderocca, periferia Est di Roma. «La Bibbia sfregiata dal proiettile, che abbiamo affidato al Vicariato assieme agli altri oggetti, sarà esposta definitivamente in una teca nella cappella della Riconciliazione voluta da mio fratello Andrea», spiega la sorella Maddalena. Riconciliazione: altra parola magica di Don Andrea, che è stato il primo parroco della chiesa «Gesù di Nazareth» (1981-1993) a Roma. I parrocchiani ricordano che, all'inizio, le funzioni si celebravano nella saletta di un condominio; poi, a Pasqua e Natale, si andava nella Scuola statale Verderocca, materna ed elementare, che ora è diventata Scuola Santoro. La Parola di Dio non è incatenata, dunque, né ferita (2 Tm 2,9) e chi l'ascolta e la mette in pratica vive per sempre (Gc 1, 19-27). A sorpresa, il Pennuto mi chiede di scrivere una «Preghiera dei fedeli» per la Pace, con riferimento all'evento organizzato a Bari dalla Conferenza Episcopale Italiana «Mediterraneo, frontiera di pace», dal 19 al 23 febbraio 2020. Mi viene in mente la preghiera che Giovanni Bachelet pronunciò, 40 anni fa, al funerale di suo padre Vittorio, assassinato dalle Brigate Rosse. «Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». Parole sacrosante.

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«Amate i vostri nemici».
Gesù Cristo, Dio-con-noi e umanità nuova, insegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore, la nuova legge del Vangelo che sostituisce per sempre la legge pagana del vecchio uomo: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Il nostro spirito trema sentendo le esigenze di questo nuovo comandamento. Non è forse più facile aggredire chi ci aggredisce e amare chi ci ama? Forse è a questo che ci spingerebbero i nostri sensi, è questa la voce dell’anima umiliata non ancora raggiunta dalla luce del Dio di Gesù Cristo, del solo vero Dio. Ecco perché l’amore di carità è un precetto insolito, che apre ad un nuovo orizzonte antropologico la civiltà antica e ogni civiltà umana possibile. Visto da questo orizzonte, l’uomo, ogni uomo, appare creato a immagine e somiglianza di Dio e non più formato secondo una natura disuguale e arbitraria, come invece credevano i pagani. Liberato dai suoi peccati grazie all’azione redentrice di Cristo e rinnovato dall’azione dello Spirito, l’uomo, ogni uomo, è il tempio in cui risplende lo Spirito di Dio. Dio ama l’uomo per se stesso, a tal punto che consegna alla morte suo Figlio. Dal momento che Dio ci ama in questo modo e ci ha fatti partecipi del suo amore, noi non possiamo che perdonare il nostro prossimo e aiutarlo perché viva e si sviluppi.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Dalla Parola del giorno
«Amate i vostri nemici».

Perfetti sì, ma nell'amore...
Settimana piena. Percorsi di catechesi, coppie che si preparano al matrimonio cristiano, programmazioni da annodare tra di loro, giornate intense di incontro tra i giovani preti della mia Diocesi, tempi di incontro personale con adolescenti e giovani, situazioni famigliari da accogliere e da accompagnare. Sento che corro il rischio di essere frammentato, diviso, spezzettato. Cerco un punto di unità, una prospettiva di sguardo che mi permetta di cogliere l'intreccio sotterraneo che unisce i fili della mia vita. Stacco telefono e citofono. Cerco un tempo di silenzio. Mi siedo davanti alla Croce e ritorno alla Parola di Gesù consegnata alla Chiesa. Il brano evangelico che la liturgia ci propone questa settimana, riguarda gli ultimi due insegnamenti di Gesù che, a differenza di quelli della scorsa settimana, non riguardano comandamenti presi dal decalogo e - soprattutto - non sono dei divieti. Entrambi riguardano le nostre relazioni e il nostro allenamento nell'amore. Il tema della gratuità che intreccia i due comandamenti è quella che ci fa perfetti nell'amore, come il Padre. Il Rabbì non ci chiede perfezione nei codici, nei cavilli o nei regolamenti. Ci vuole perfetti, certo, ma nell'amore. Andiamo con ordine. La legge del taglione, che troviamo in Esodo 21, 23, restringeva la vendetta e stabiliva un'equivalenza esatta per ogni torto subito. Ma Gesù propone una via diversa, la via della non-vendetta, della non-resistenza. Gesù blocca la spirale della violenza. L'odio non deve più richiamare altro odio. La violenza non deve produrre altra violenza. Penso a Gesù, alla sua passione. A tutta la violenza, alle torture e alle umiliazioni non ha risposto nemmeno con una parola. L'ultimo insegnamento di Gesù è il più sconvolgente e il più radicale. E' quello che va persino contro il buon senso, davanti al quale la bontà umana arretra e per il quale il mondo dovrebbe guardarci come dei pazzi. Sì, dovrebbe... Gesù ci propone una dilatazione dell'amore: il tuo prossimo è anche il tuo nemico. Il tuo prossimo è la persona che odi. Quella che non riesci a perdonare, che ti fa ribollire il sangue, che ti fa cambiare strada. Quella persona è il tuo prossimo da amare e per la quale pregare. Il verbo che l'evangelista usa per indicare questa qualità dell'amore, ha in sé l'idea della pienezza, della gratuità e della totalità. Il discepolo è chiamato a questo amore. Il Maestro non scherza, ci chiede il meglio di noi. Gesù ci consegna un programma di allenamento del cuore da realizzare con l'esperienza e con il soffio dello Spirito. E' un amore che chiama a raccolta tutte le forze che sono nell'uomo. E' un amore che ci rende perfetti come il Padre che è nei cieli. E' un amore che ci rende quello che siamo: figli del Dio dell'amore.

Buona settimana
don Roberto Seregni

Accogli o Dio la mia incapacità ad amare. Abbi pietà! Per tutte le volte che mi sono sentito con la coscienza a posto. Per tutte le volte che mi sono vendicato con l'indifferenza. Per tutte le volte che ho ricambiato con la stessa moneta. Per tutte le volte che ho reagito alla violenza facendo del male. Per tutte le volte che non ho lasciato andare niente di quanto mi apparteneva. Per tutte le volte che ho evitato di stare con i molesti. Per tutte le volte che non ho prestato a chi mi chiedeva aiuto. Per tutte le volte che non ho amato il nemico. Per tutte le volte che non ho pregato per il persecutore. Per tutte le volte che non ho considerato gli altri fratelli, figli dello stesso Padre. Per tutte le volte che non ho avuto compassione. Per tutte le volte che ho risposto con brutalità alle provocazioni. Per tutto l'astio, l'odio ed il rancore. Signore pietà.
Le seguenti espressioni di Gandhi indicano la lucidità e forza morale e sociale delle sue intuizioni: - "Credo di essere incapace di odiare. Attraverso una lunga disciplina basata sulla preghiera, da almeno quarant'anni ho cercato di amare tutti". - "La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell'Umanità". - "La fede non ammette di essere raccontata, deve essere vissuta. Allora si diffonde da sé". - "La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia". - "Sulla Terra ci sono abbastanza risorse per tutti, ma non abbastanza per l'avidità di pochi. È tale avidità che genera la povertà". - "La Chiesa cattolica conta tra i suoi migliaia di persone che hanno consacrato la vita al servizio dei lebbrosi. Varrebbe la pena di cercare a quale fonte si alimenta questo eroismo". - "Sono persuaso che se Cristo tornasse, benedirebbe la vita di molti che non hanno mai sentito il suo nome, ma che con la loro vita sono stati esempio vivente delle virtù da Lui stesso praticate".

Disegno di Sergio Toppi

Quanto è povero l'uomo e quanto è povero lo stesso mondo, quando non possiede Gesù Cristo! (CISP, p. 1376).

"La pace non si riduce ad un'assenza di guerra, frutto dell'equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini. In definitiva, una pace che non sorga come frutto dello sviluppo integrale di tutti, non avrà nemmeno futuro e sarà sempre seme di nuovi conflitti e di varie forme di violenza".

Esortazione apostolica Evangelii Gaudium (2013) n. 219

Il discepolo e il sacco di patate (Bruno Ferrero)

Un giorno, il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate e gli disse: "Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco". Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate. "Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana", disse il saggio. "Poi ne parleremo". Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente difficile. Ma, dopo un po', divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato. Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era anche sgradevole. Finalmente la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo: "Nessuna riflessione sulla cosa?". "Sì Maestro", rispose il discepolo. "Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po', peggiora." "Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?". "Dobbiamo sforzarci di perdonare". "Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei stato capace di perdonare?" "Ci ho pensato molto, Maestro", disse il discepolo. "Mi è costata molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti".

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