Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

Il novembre scorso è stato davvero un mese disastroso per il maltempo, con piogge, alluvioni, frane, crollo di viadotti. Osservati speciali del Gallo del mattino sono stati il Secchia e il Panaro, due affluenti di destra del Po, che bagnano Modena e provincia. Si temeva che esondassero, ma non è successo. Nell'insieme, la natura irritata ha prodotto non pochi danni e disagi, ma gli uomini, come nei romanzi di Guareschi, si sono rimboccati le maniche per non dargliela vinta. Tra i molti disastri per il maltempo, il 12 novembre scorso, c'è stata anche l'eccezionale Acqua Alta che ha invaso Venezia, la città che racchiude bellezza e patrimoni culturali unici al mondo. Ricordate? Tutti abbiamo visto la Basilica di San Marco allagata, non solo la piazza, curiosità dei turisti, ma la cripta, le fondamenta. E l'Acqua Alta che non la smetteva più. Abbiamo visto La Fenice deturpata, i negozi invasi, gli uffici, le biblioteche e quei volumi aperti e galleggianti raccolti e messi al riparo alla meno peggio. Alla Fondazione Querini Stampalia sono stati danneggiati dall'acqua salata 35 metri lineari di scaffalature di libri e riviste di fine Ottocento (il metro lineare è unità di misura, nei casi come il nostro). Al Fondo Piero Treves i metri lineari di scaffalature danneggiati sono 460. Al Conservatorio Benedetto Marcello sono finiti sott'acqua circa 1.500 volumi con partiture di Vivaldi e Benedetto Marcello Non stiamo facendo la conta dei danni, ma misurando la nostra memoria, che dimentica così in fretta i mali patiti e riprende con facilità le vecchie abitudini litigiose, domestiche e politiche. Naturalmente il Gallo non mi segue più quando faccio il filosofo. È tutto intento a preparare un santino che vuole distribuire ai politici nostrani. C'è l'immagine di Marco Tullio Cicerone e la scritta della sua celebre frase modificata a modo suo: «Historia magistra vitae. Te, capì?». Lui spera di avere più successo di me. Per fortuna a Castel Maggiore (Bologna) ci sono due capannoni intestati a Frati & Livi dove salvano e restaurano libri «alluvionati» dentro i quali ci sono tesori immensi di cultura. Tre container frigo sono arrivati da Venezia pieni di libri e documenti preziosi. L'azienda Frati & Livi è unica in Italia, ed è un vero e proprio ospedale che riporta in vita i libri e i documenti cartacei che un tempo si sarebbero perduti per sempre. Il signor Pietro Livi, classe 1963, ne è l'anima, non un mecenate, ma un imprenditore, un ex maestro in legatoria con la forte passione di salvare la carta. Viene interpellato da tutto il mondo. Il metodo «salvalibri» che usa è legato a quattro passaggi: congelamento, liofilizzazione, pulitura e infine compressione. La tecnologia è molto avanzata, ma non chiedetemi di più. Con il tempo tutto ritornerà come prima. Caro signor Pietro, grazie. C'è una frase però che il mio Gallo mi obbliga a dirle. «Crediamo di salvare i libri, ma sono i libri che salvano noi».

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«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Subito dopo il passo in cui Gesù invia i suoi discepoli (Mt 10,5-11,1) san Matteo pone questa domanda che ci tocca tanto - come ha chiaramente toccato anche la prima comunità e colui al quale viene qui fatta pronunciare: Non vi sono numerosi argomenti contro Gesù e il suo messaggio? La risposta alla domanda che pongono i discepoli di Giovanni non è senza equivoci. Vi si dice chiaramente: non esiste una “prova” da presentare. Eppure un colpo d’occhio sui capitoli precedenti del Vangelo di san Matteo mostra bene che la lunga lista di guarigioni e miracoli non è stata redatta a caso. Quando la si paragona attentamente a ciò che Gesù fa rispondere a Giovanni, è possibile trovare, nei precedenti testi del Vangelo, almeno un esempio per ogni dichiarazione (i ciechi vedono, gli storpi camminano...). Quando Gesù dice questo, le sue parole fanno pensare alle parole di un profeta. Bisogna che diventi manifesto che in Gesù si compiono le speranze passate anche se molte cose restano ancora incompiute. Non tutti i malati sono stati guariti, non tutto è diventato buono. Ecco perché si legge in conclusione questo ammonimento: “Felice colui che non abbandonerà la fede in me (che non si scandalizza di me)”. Quanto a coloro ai quali questo non basta, Gesù domanda loro che cosa di fatto sono venuti a vedere. Poiché di persone vestite bene se ne trovano dappertutto. Ma se è un profeta che volevano vedere, l’hanno visto! Hanno avuto ragione di andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La parabola che segue, e che non fa parte del nostro testo di oggi, dà una risposta che ci illumina: di fatto gli uomini non sanno quello che vogliono. Essi corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Dalla Parola del giorno
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

Sei tu
La scorsa settimana ci siamo lasciati con le parole pungenti del Battista che invitava alla conversione del cuore. Questa settimana ascoltiamo ancora la sua voce, ma le cose sembrano un po' diverse... "Sei tu quello che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro?". Giovanni è in prigione. Erode ha deciso di fare tacere il focoso profeta che battezza nel Giordano e lo rinchiude nella sua fortezza di Macheronte. I suoi discepoli gli portano notizie del cugino Rabbì e il profeta incatenato manda a chiedere se è Lui l'Atteso, se è il Lui il Veniente. Questa domanda mi ha sempre colpito perché l'interrogativo del Battista non riguarda semplicemente la buona riuscita della sua missione, Giovanni non si informa solo perché ha paura d'avere preso un colpo di sole... Giovanni interroga perché sa che dalla risposta a quella domanda dipende la verità sua vita, della fede di Israele e la verità stessa di Dio. Questa domanda è la radice della fede cristiana perché mette a nudo la distanza tra le nostre attese e la rivelazione di Dio che Gesù ci mette davanti agli occhi. Mi capita di incontrare molte persone che vorrebbero un Dio diverso: un Dio castigatore che con un colpo di frusta stermina tutti i cattivi della terra, un Dio mago che con abilità sorprendente risolve tutti i problemi del mondo, un Dio baby-sitter che si prende cura di noi sistemando tutti i nostri pasticci... Non so cosa si aspettasse Giovanni, ma la cosa che mi affascina è che riesce a mettere in questione la sua attesa di Dio, la sua immagine di Messia e di conseguenza la sua fede. Questo tempo d'Avvento è anche per noi il tempo di fare piazza pulita di tutte le immagini false di Dio che ci portiamo dentro, di tutti i nostri desideri che appiccichiamo a Lui, di tutti i nostri piccoli o grandi idoli. Diamo lo spazio alla nostra fede di essere attraversata dal dubbio, da un dubbio sano e fecondo per permettere allo Spirito di scavare a fondo nel nostro cuore. Cerchiamo uno spazio di preghiera e di silenzio per ridare limpidezza alla nostra fede e alla nostra vita. Davanti al Vangelo interroghiamo le nostre pretese su Dio, purifichiamo le immagini strampalate di Lui che ci portiamo dentro. Con cuore semplice affidiamo al Veniente le nostre attese, le domande e i desideri. Solo così sapremo riconoscere i segni della Sua presenza in mezzo a noi. Coraggio cari amici, se già abbiamo imboccato le strade della conversione, non lasciamoci tentare da accomodanti certezze a buon mercato. Come il profeta incatenato lasciamo che il dubbio sano della fede faccia brillare di verità la nostra attesa del Signore!

Buona Settimana
don Roberto Seregni

Sì, Signore Gesù, già "qui e ora" dammi di vivere con serenità e pace il mio quotidiano. Già "qui e ora" la tua gioia è possibile anche se non ancora può essere piena. Con Isaia dammi occhi che vedono lontano. Amen
Teniamo dunque viva la domanda in noi: "sei tu Signore?... Sei tu la risposta alla mia vita?... Trovo davvero nel tuo Vangelo il senso di ogni mia giornata?", e il Signore Gesù ci darà risposta, come l'ha data a Giovanni Battista: "i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo". E' la risposta che Dio è prima di tutto misericordia e amore gratuito, non solo a parole ma con i fatti e la vita.

Disegno di Sergio Toppi

Il giovane che mette a base della sua educazione la veracità e la schiettezza; che viene formato alla rettitudine e alla giustizia con profonda convinzione, con coscienza onesta, vera, retta... sarà nella sua vita benedetto da Dio... Così il Religioso, il Sacerdote, il Paolino (CISP, p.296).

Oggi è la terza domenica di Avvento, detta anche domenica Gaudete, cioè domenica della gioia. Nella liturgia risuona più volte l’invito a gioire, a rallegrarsi, perché? Perché il Signore è vicino. Il Natale è vicino. Il messaggio cristiano si chiama “evangelo”, cioè “buona notizia”, un annuncio di gioia per tutto il popolo; la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia! E coloro che sono tristi trovano in essa la gioia, trovano in essa la vera gioia! La gioia cristiana, come la speranza, ha il suo fondamento nella fedeltà di Dio, nella certezza che Lui mantiene sempre le sue promesse. Il profeta Isaia esorta coloro che hanno smarrito la strada e sono nello sconforto a fare affidamento sulla fedeltà del Signore, perché la sua salvezza non tarderà ad irrompere nella loro vita. Quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli. La nostra gioia è Gesù Cristo, il suo amore fedele inesauribile! Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità.

Piazza San Pietro - III Domenica di Avvento "Gaudete"- 15 dicembre 2013

Un sorriso a spasso per il mondo (fonte non specificata)

C'era una volta un sorriso che se ne andava a spasso per il mondo. Era un sorriso cordiale, allegro, affettuoso. Era felice come può esserlo un sorriso e ogni tanto fischiettava. Arrivò un giorno in una cittadina dove gli abitanti e il traffico erano particolarmente nervosi. Stava giudiziosamente aspettando il verde ad un semaforo, quando due auto si urtarono. Si arrestarono stridendo sul ciglio della strada, le portiere si aprirono e dalla prima auto balzò fuori un uomo con un cipiglio feroce. In modo fulmineo il sorriso si attaccò alla sua bocca e gli illuminò il volto con una luce arrendevole, disponibile, amichevole. La signora irritata che stava venendo fuori dall'altra auto con i pugni chiusi rimase interdetta, sorpresa e stupita. Poi sorrise anche lei. «Chiedo scusa, è colpa mia» disse subito. «Capita! Pazienza ... » rispose l'uomo. «Prendiamo un caffè insieme?». Il sorriso riprese il suo cammino. Fece sorridere l'impiegata dell'ufficio postale e tutta la fila di gente in attesa fiorì di chiacchiere. Passò sul viso di un insegnante e gli studenti ricominciarono a stare attenti. Si fermò sulla faccia di un professore del policlinico e gli ammalati si sentirono meglio. Poi toccò ad un capoufficio, alla cassiera del supermercato, ad un marito che tornava a casa, a due ragazzini che si erano sempre detestati... Alla sera, il sorriso ripartì. Era un pò stanco, ma la città era sicuramente più felice...
Un sorriso è la luce attraverso la finestra del tuo viso che dice alla gente che il tuo cuore è in casa ed è abitato da Dio...

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