Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

 
«Anche voi tenetevi pronti».
In questo brano del Vangelo Cristo ci dice di non avere paura, di non lasciarci prendere dall’angoscia: il nostro stato d’animo di sempre deve essere una tranquilla fiducia in Dio, poiché “al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”. Dobbiamo aprire un conto in questo regno, perché solo lì si trova la vera ricchezza. La motivazione e il fine dell’uomo provengono sempre da dove egli pensa che si trovino i veri valori: “Perché dove è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore”. Questa priorità implica che noi siamo distaccati dal denaro e dai beni materiali, e che li utilizziamo per il bene altrui, essendo responsabili davanti a Dio della loro gestione. Dobbiamo anche tenerci in uno stato di veglia costante, aspettando la venuta di Cristo: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”. Come i servi non sanno quando il loro padrone rientrerà dal ricevimento di nozze, come un uomo non può sapere quando entreranno i ladri nella sua casa, così noi non conosciamo l’ora della nostra morte, quando cioè Cristo tornerà per noi.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,32-48)

«Anche voi tenetevi pronti».
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Dalla Parola del giorno

«Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Attendere l’Atteso

Strani incroci quelli della liturgia: nel cuore delle vacanze, mentre molti fortunati si godono il fresco della montagna o lo scintillio delle spiagge, il Vangelo ci richiama su uno dei temi centrali della spiritualità cristiana: l’attesa. Rileggendo il brano di Luca mi è venuto spontaneo pensare alle molte giovani madri che ho conosciuto in questo ultimo periodo. Guardandole negl’occhi ho scoperto cosa vuol dire attendere. E’ questione di attenzione, di vigilanza, di piccoli impercettibili segnali che annunciano un evento. E poi una presenza. E’ lui. E’ lei. Finalmente posso incrociare il suo sguardo. E’ questa l’attesa a cui il Vangelo ci richiama. Non solo quella dell’ultimo giorno, l’incontro definitivo con il Signore Risorto e Glorioso. L’attesa a cui siamo richiamati è quella di ogni giorno. E’ la quotidianità il luogo e il tempo in cui esercitare l’arte dell’attesa. La cintura ai fianchi (utile ai contadini e ai viandanti per arrotolare le vesti ed essere più comodi e agili) e le lucerne accese, sono segni della vigilanza e dell’attesa quotidiana a cui siamo chiamati. Le parole del Rabbì di Nazareth sono un appello all’esigenza di rimettersi in gioco nella propria vocazione, di ridire un sì più robusto e consapevole alle proprie scelte, a sintonizzarsi quotidianamente con la voce dello Spirito. L’attesa del Signore ha come perimetro la quotidianità, le relazioni famigliari e lavorative, le scelte economiche e amministrative. La profezia evangelica a cui siamo chiamati si gioca nei nostri appartamenti, nelle fabbriche e negli uffici. Il Signore verrà all’improvviso, come il ladro della parabola di Gesù. Solo chi vive nell’attesa, sarà pronto ad accogliere e a riconoscere l’Atteso. Animo, fratelli! Non lasciamoci sorprendere, chiediamo che lo Spirito ci doni un cuore vigile e occhi attenti per riconoscere il passaggio dell’Atteso. Nulla possa distrarci. Nulla possa rubarci la Sua Parola. Nulla possa assopirci nella nostra veglia.

Buona Settimana
don Roberto Seregni
Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell'attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna. Amen

Finché siamo qui, su questa terra, a lavorare per il Regno di Dio, lo dobbiamo fare senza risparmiarci, di giorno e di notte, con la lampada ben accesa, pronti ad affrontare ogni emergenza, aspettando come unica ricompensa la gioia di aver servito gli altri senza risparmiarci. Questo è il tesoro che conta: non un cumulo di ricchezze guadagnate non si sa bene come, ma la capacità di mettersi al servizio degli altri come ha fatto Gesù, dando loro l'esempio. È lì, a quel tesoro, che dobbiamo indirizzare il nostro cuore.


Disegno di Sergio Toppi

Recitare il "Padre nostro" al plurale, cioè non soltanto per noi, ma per tutti gli uomini, per tutte le persone che vivono attualmente... Chiedere al Signore: mandate buoni operai alla messe! La messe è abbondante, larga, larghissima (MCS II, p.p.111-112).

Il Vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) ci parla del desiderio dell’incontro definitivo con Cristo, un desiderio che ci fa stare sempre pronti, con lo spirito sveglio, perché aspettiamo questo incontro con tutto il cuore, con tutto noi stessi. Questo è un aspetto fondamentale della vita. C’è un desiderio che tutti noi, sia esplicito sia nascosto, abbiamo nel cuore, tutti noi abbiamo questo desiderio nel cuore. Questo Vangelo vuole dirci che il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, un desiderio profondo: quello di incontrarsi con il suo Signore insieme ai fratelli, ai compagni di strada. E tutto questo che Gesù ci dice si riassume in un famoso detto di Gesù: «Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34). Il cuore che desidera.

Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 11 agosto 2013

C'era una volta un re che piazzò un masso enorme nel bel mezzo di una strada. Poi si nascose in attesa: voleva vedere se qualcuno l'avrebbe spostato. Alcuni dei mercanti più ricchi passarono di lì e si limitarono ad aggirare l'ostacolo. Passarono anche dei nobili di corte e fecero lo stesso. In molti si lagnarono e accusarono a gran voce il re di non tenere le strade in ordine, ma nessuno si diede da fare per rimuovere il macigno. Giunse, infine, un contadino con un carico di verdura. Quando si trovò di fronte al macigno, posò per terra il suo pesante fardello e cercò di spostare il masso a lato della strada. Dopo molti sforzi e molta fatica, vi riuscì. Raccolto nuovamente il suo carico di verdure, il contadino si accorse che al centro della strada, proprio dove prima si trovava il macigno, giaceva ora una borsa piena di monete d'oro da cui spuntava una nota del re: "Le monete del re, in dono a chi rimuova il macigno dalla strada".

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