Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

 
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo».
Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E' un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce (Es 3,7). La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra. Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi. È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce - Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono... Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle!

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Dalla Parola del giorno
«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! ».

Ecco l'agnello di Dio
Dopo la grandi abbuffate spirituali (e non) del tempo di Natale, la liturgia di rimette nel tempo ordinario. Riprendono gli impegni scolastici e sportivi dei nostri ragazzi, ripartono i percorsi di catechesi, tutte le attività delle parrocchie e degli oratori si riappropriano dei loro ritmi. Chissà se quella scintilla che è brillata nei nostri occhi la notte di Natale ha cambiato il nostro cuore... Chissà se il Cristo Salvatore ha preso vita in noi, se la nostra vita si è lasciata impastare da quel lievito di novità... Chissà se quella stella che i magi d'oriente ci hanno invitato a seguire, ha riempito anche i nostri cuori di una grandissima gioia... Chissà... Oggi la liturgia ci riporta nuovamente a confrontarci con Giovanni battista. Il quarto Vangelo non racconta la scena del Battesimo di Gesù, ma mette sulle labbra del cugino asceta la rivelazione del Messia: Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Tutti i giorni ascoltiamo nell'Eucarestia questa frase, proviamo a capirla meglio. Innanzitutto bisogna dire che questa presentazione che Giovanni fa di Gesù, contiene una novità strabiliante. A differenza della tradizione ebraica, dove è l'uomo che si deve offrire a Dio, qui ci viene presentato un Dio che rovescia le parti, che capovolge le logiche del gioco. L'immagine dell'Agnello di Dio sottolinea che è Lui stesso che si offre per noi, che si dona e si consegna. Questo capovolgimento è una vera rivoluzione perché sposta le priorità del discepolo: non c'è nulla da conquistare, non ci sono punti premio da far segnare sulla tessera del buon cristiano, ma tutto è un dono da accogliere e da condividere. Interessantissima è anche la seconda parte dell'affermazione: "... che toglie il peccato del mondo". L'Evangelista usa il vocabolo al singolare per rivelare un aspetto preciso della missione di Gesù che da subito viene messo in luce. In quanto "agnello di Dio" si delinea una missione di espiazione e di liberazione, ma nel mirino di Gesù non sono solo i peccati degli uomini - cioè le singole mancanze o inosservanze - bensì il peccato in quanto tale, cioè quella radice di male che ognuno di noi si porta dentro. Il progetto di salvezza di Gesù non è un rattoppo d'emergenza, ma è una ricostruzione radicale e totale del cuore. Coraggio, cari amici, proviamoci. Lasciamo che la potenza dello Spirito di Cristo ci ricostruisca il cuore, doni freschezza alla nostra vita, ci riconsegni all'autenticità della nostra vita da discepoli.

Buona Settimana
don Roberto Seregni

Pietà Signore per il mio bisogno di supremazia. Pietà di me presuntuoso e vanitoso. Pietà o Dio per tutte quelle volte che ostento di sapere tutto di te. Pietà per tutte le immagini sbagliate che ho dato di te. Pietà Maestro, di me prepotente e violento. Pietà per tutte quelle volte che non sono stato un buon discepolo: mite, umile e mansueto. Pietà Gesù per tutte quelle volte che la gelosia di te e l'invidia per i doni altrui, non mi hanno permesso di gioire per il bene operato al di fuori di me. Pietà Signore per tutte quelle volte che a causa della mia incapacità a collaborare, ho creato divisione nella costruzione del tuo Regno. Pietà per tutte le volte che non ho ascoltato e trattato male tutti i "Giovanni" che mi hai inviato.
Noi ogni domenica diciamo: "Agnello di Dio che togli il peccato del mondo"... Ma cosa vuol dire per noi quell'espressione lì? Qual è il nostro retaggio culturale? L'espressione della messa "agnello di Dio che toglie i peccati del mondo" per noi vuol dire: "Dio è morto a causa dei nostri peccati; Dio si è sacrificato per noi". L'agnello è simbolo di bontà e noi diciamo di una persona buona, innocua: "E' un agnello; è un agnellino!". L'agnello non fa paura: Dio è così. Per nessun motivo al mondo lo devi temere. Lui non tradisce; Lui non volta le spalle; Lui sta sempre dalla tua parte; Lui non abbandona mai. Andare a fare la comunione è come andare dall'amata: una gioia, un'attesa, un'aspettativa. Andare a fare la comunione è come stare tra le braccia della mamma: si sente quanto si vale e si è belli. Andare a fare la comunione è come stare tra le braccia del papà: ci si sente al sicuro.

Disegno di Sergio Toppi

I "vorrei" contano poco; occorre il "voglio!"...Non passeranno molti anni e nessuno di noi sarà più. Entriamo in noi medesimi e diciamo uno di quei "voglio" che assicurano la perseveranza.(APD, 1947,266)

"Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. È un buon lavoro! Noi cristiani dobbiamo fare questo: mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una “cittadella assediata”, ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente, solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi."

Piazza San Pietro - Domenica, 19 gennaio 2014

Blackout (Kociss Fava)

Uno sfrigolio in punti sparsi. Poi la casa fu buia, la televisione zitta. La voce di Giacomo squillò: - Mamma, cos'è successo? - Giacomino, deve essere un blackout. - Un... cosa? - Si, insomma, la corrente elettrica è saltata. Non funziona più la luce e neppure gli elettrodomestici vanno. Non avere paura. Quando la mamma lo metteva a letto e poi salutandolo spegneva la luce, gli usciva la paura del buio e faticava a dormire. Ma ora non sentiva paura. Udì rumori ovattati di mani che lo cercavano e si sentì sollevare. Stando attenti a non urtare il tavolo e le sedie, si affacciarono alla finestra. Giacomo vide le stelle brillare nella notte silenziosa, come mai aveva veduto. - Vedi quanto sono belle? - chiese la mamma - Un tempo gli uomini le guardavano spesso. Con esse si orientavano, navigando i mari. Le interpellavano per conoscere il proprio destino. Levando gli occhi al cielo molti vi cercavano Dio. - E adesso? - Ora la gente preferisce fare affidamento sulla TV, oppure cercare risposte nei giornali. Non più scrutate le stelle hanno perso lucentezza. In quel momento un brusio attraversò il condominio e quelli vicini. Tornò la luce, si riaccesero i televisori. Giacomo vide decine di persone affacciate ai balconi dei palazzi di fronte, tutte con il naso all'insù. Ma la corrente era tornata e le stelle avevano smesso di brillare.

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