Disegno di Sergio Toppi

«Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura»(Mc 16, 15). «Se qualcuno si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando ritornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 26).

Per i bambini e i ragazzi le «primarie» non sono le preferenze per scegliere tra due candidati politici, ma sono i primi anni della scuola dell'obbligo. L'ordinamento scolastico attuale, infatti, divide i primi 5 anni in due cicli; i primi due anni sono «scuole primarie», e gli altri tre «secondarie di primo grado». Noi per comodità di linguaggio continueremo a chiamarle scuole elementari. Quindi una bambina, o bambino, che frequenta il secondo anno delle primarie, fa la seconda elementare. La spiegazione è doverosa per il Gallo del mattino che in questi giorni è visibilmente attratto dai bambini che circolano intorno ai presepi in vista delle prossime vacanze natalizie, e non conosce l'organizzazione scolastica degli umani. Nelle aule, che diventeranno deserte nei prossimi giorni, gli spiego, noi impariamo i nostri primi chicchirichì, pardon, impariamo gli elementi di base della cultura, leggere e scrivere. Ora facciamo avanzare la protagonista della settimana. È una bambina, ha sette anni e si chiama Rosalba. Frequenta la seconda elementare, anno importante, perché con gli altri bambini della stessa età è stata iscritta al catechismo, cioè all'iniziazione della vita cristiana, un momento di crescita per i bambini e per i ragazzi. Per questo, la prima domenica d'Avvento, è arrivata alla Messa in processione, affiancata dalla madrina di Battesimo, da mamma e papà, come se andasse a una festa. È stata la sua presentazione alla Comunità parrocchiale. In chiesa, Rosalba, mi ha fatto segno con la manina, incuriosita di vedermi accanto al Parroco sull'altare, con la casula viola. Non che prima non sapesse chi fossi, ma ora, che sta diventando «grande», lo zio prete la incuriosisce di più. Nei giorni seguenti, il primo mutamento è avvenuto nel modo di dialogare tra noi. Siamo complici e ci passiamo i «pizzini» (foglietti di carta) che gli altri non devono leggere, e sui quali scriviamo domande e risposte. Lei mi fa vedere che scrive bene in stampatello e fa domande che a voce non osa ancora esprimere. A parte qualche doppia in più, o in meno, la cosa funziona bene. Rosalba, ad esempio, incuriosita dalla lettura della Lettera pastorale di Don Erio Castellucci alla Diocesi Modena-Nonantola sulla iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, mi ha scritto sui pizzini «Chi era la Samaritana?» «Dove si trova il pozzo di Giacobbe?» «L'acqua del pozzo è miracolosa?» «Il Salvatore del mondo è Gesù?». Ho risposto facilmente copiando dal documento del nostro vescovo. Poi all'improvviso mi arriva un ultimo «pizzino», inaspettato: «Ma, zio, tu che sei malato, vuoi bene a Gesù?». Le ho risposto, per scritto, in stampatello «Sì, voglio bene a Gesù. E tu, gli vuoi bene?». Gli occhietti meravigliosi mi hanno fatto cenno di sì. Il Gallo del mattino mi scuote e mi chiede di concludere, perché bisogna mandare il pezzo in redazione. «Ma, che ti succede?». «Oh, niente. È che queste maestrine di seconda elementare, per farti capire le cose, puntano dritto al cuore. Tutto qui».

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«Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide».
Il Vangelo secondo san Matteo comincia con la “genealogia di Gesù Cristo” (Mt 1,1-17). L’evangelista sottolinea così che la storia che Dio ha cominciato con Abramo ha ora raggiunto il suo obiettivo in Gesù Cristo. L’obiettivo non è la fine della storia, poiché essa continua, ma in modo nuovo. Ci mostra fino a che punto questa storia sia nuova il brano del vangelo di oggi che parla della “nascita di Gesù Cristo”. San Matteo usa qui questa parola, che può significare tutto: genesi, origine, fonte, esistenza, divenire. Il rinnovamento completo si prepara già al versetto 16, in cui si dice: “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù”. È dunque chiaro che san Matteo vuol dire che Giuseppe non era che il padre adottivo di Gesù. Ma chi è il vero padre di Gesù? È una domanda che si pone anche Giuseppe nel nostro testo di oggi. E la risposta è assolutamente chiara: è “per opera dello Spirito Santo” che Maria aspetta un bambino. Ma il testo esprime senza dubbio ancora qualcosa di più. Non è perché è stato generato in questo modo straordinario che Gesù è l’obiettivo della storia di Israele e il fondamento di una nuova comunità; si tratta piuttosto di capire che in Gesù Dio si è unito con noi uomini, come rimedio estremo e per sempre. E ciò per liberarci dalla fatalità della colpa del peccato. Ecco perché il figlio di Maria deve portare il nome di Gesù, cioè: “Il Signore salva”, ed ecco perché noi possiamo anche chiamare Gesù Emanuele, che si traduce “Dio è con noi”. È il messaggio con il quale Matteo inizia il suo Vangelo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Dalla Parola del giorno
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa».

Rallentare
In questi giorni c'è un verbo che continua a ritornare nei miei incontri: "rallentare". Se ne parla al ritiro giovani, alla meditazione con i preti, con un paio di coppie di sposi, con un amico missionario... "Rallentare" è un verbo prezioso, è un' esigenza della vita cristiana che rischia di essere dimenticata anche nelle nostre comunità, che può essere travolta da mille scadenze, appuntamenti, riunioni e programmazioni... Dovremmo avere il coraggio di dircelo chiaramente: no, non vogliamo essere produttivi, efficienti e concorrenziali. Dovremmo avere il coraggio di fermarci, mettere al centro Colui che sta al centro e stabilire gerarchie chiare nella nostra vita. Proviamoci, rallentiamo il ritmo, gustiamoci la vita, scegliamo l'essenziale. Lo penso anche per questi ultimi giorni prima del Natale. Evitiamo di fare corse olimpiche per accaparrarci regali che ogni probabilità finiranno in fondo a qualche cassetto. Il regalo più bello è una passeggiata sulla neve, un buon libro, una birra in amicizia, una cena condivisa con calma... Rallentare, dunque. Oggi la liturgia ci invita a puntare la nostra attenzione su Giuseppe di Nazareth, un buon testimone di questo "rallentamento evangelico". Mi piace pensare che il buon Dio, tra tutte le infinite possibilità che aveva a sua disposizione, abbia scelto il giovane falegname di Nazareth per essere il padre terreno di suo figlio. Mi piace perché ci fa scoprire che per essere collaboratori del progetto di salvezza di Dio non serve un dottorato in teologia o un premio Nobel per la pace. Dio ha scelto Giuseppe perché ha un cuore grande, pronto ad accogliere lo stravolgimento dei propri progetti. Dio ha scelto Giuseppe perché è pronto a rallentare e a trovare il tempo per sognare, per riconoscere la Sua volontà nelle parole di un angelo. Nel brano di Vangelo Giuseppe viene presentato come "giusto". Penso che questa sua giustizia non stia tanto nella rigida osservanza della Legge che autorizzava il divorzio in caso di adulterio, quanto nel suo desiderio di non farsi passare per il padre del bambino, il Figlio di Dio. Giuseppe scopre un piano, un progetto superiore a quello del matrimonio che si sta preparando a vivere con Maria, ed è per questo che vuole delicatamente ritirarsi da quella vicenda inondata dalla presenza di Dio. Qui sta la sua giustizia. Grande, grandissimo Giuseppe! Coraggio, cari amici! Gustiamoci queste ultimi giorni in attesa dell'Atteso. Scegliamo uno stile di vita sobrio, semplice, che ci faccia riscoprire la forza disarmante dello stupore, della fraternità, della preghiera. Mettiamo al centro la Parola, ritagliamoci momenti di silenzio, di ascolto, di incontro con l'Atteso.

Buona Settimana
don Roberto Seregni

Signore, la mia incredulità mi pesa e diventa spesso paura di compromettermi o vincolarmi. Accresci la mia poca fede; dammi il coraggio di testimoniarti e così suscitare la fede anche negli altri. Vieni, Signore Gesù! Signore Gesù, nato da Maria, sposa di Giuseppe, aiutaci a diffondere la tua bontà in questo periodo di Natale e donaci la forza di compiere sempre la volontà di Dio. Amen
Non più "Dio sopra di noi" ma "Dio con noi". Giuseppe comprende che in quel bambino inatteso si realizza la profezia di Isaia "Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele", che letteralmente significa proprio Dio-con-noi. E' in atto una vera e propria rivoluzione. Come Giuseppe possiamo metterci a disposizione di Dio che non va pensato nell'alto irraggiungibile dei cieli, cioè distaccato dall'uomo a cui sembra mandare solo leggi da rispettare e minacce di giudizi e punizioni, ma Dio va pensato come compagno di viaggio, come maestro di tutti i giorni, come fratello da amare. Nella tranquilla stalla di Betlemme inizia la rivoluzione di Dio, ancora in atto... con noi.

Disegno di Sergio Toppi

Dio stesso lavora per chi lavora per lui. Disposti dunque sempre a fare come se tutto dipendesse da noi; e pregare e sperare nel Signore come se tutto dipendesse da Lui (CISP, p.295).

Giuseppe, uomo umile e giusto (cfr v. 19), ci insegna a fidarci sempre di Dio, che ci si avvicina: quando Dio ci si avvicina dobbiamo fidarci. "Giuseppe è ‘custode’, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!".

Omelia, 19 marzo 2013

Un predicatore in Paradiso (fonte non specificata)

Un famoso predicatore morì e salì in Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto migliore del suo. Corse a lamentarsi da San Pietro. “Non capisco. Ci dev’essere stato un errore. Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione”. San Pietro rispose: “Noi premiamo i risultati. Ricorda, reverendo, l’effetto delle sue prediche?”. Il pastore, a malincuore, fu costretto ad ammettere che qualcuno tra i fedeli ogni tanto si addormentava durante le prediche. “Proprio così!”, disse San Pietro. “Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell’uomo, non solo stavano ben sveglie, ma pregavano”.

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